IL RE IN GIALLO Robert W. Chambers

IL RE IN GIALLO, di Robert W. Chambers (L’Ippocampo)

È la seconda uscita della pregevolissima collana “Collector” delle edizioni “L’ippocampo”, che si propongono di pubblicare classici letterari più o meno celebri in una prestigiosa e curatissima veste editoriale illustrata; peraltro ad un prezzo accessibilissimo e sicuramente molto vantaggioso, dato il valore delle opere (la disamina delle straordinarie caratteristiche tipografiche dei volumi è presente alla fine di ciascuno di essi).

In questo, come in altri libri della serie, il disegnatore è il paraguayano Samuel Araya, che sfoggia sempre il suo gusto per i toni cupi, ma raggiunge anche stavolta le sue vette espressive negli stupendi ritratti femminili a tutta pagina.

Ma veniamo all’aspetto letterario del libro.

Si tratta di un’opera pubblicata nel 1895, caotica e affascinante nello stesso tempo, virata in teoria sull’horror, ma in realtà afferente anche, e soprattutto, ad altri generi. L’ autore, lo statunitense Robert William Chambers, è un quasi misconosciuto scrittore, nonché pittore, nato a Brooklyn nel 1865 e morto a New York nel 1933, ma vissuto per molto tempo a Parigi, dove approfondì i suoi studi d’arte. Trasse l’idea per “Il re in giallo” (nessuna affinità con la narrativa poliziesca) da un testo del connazionale e quasi coetaneo Ambrose Bierce, lui sì specializzato nelle storie horror e fantastiche, “Un cittadino di Carcosa”, presente anche in questo volume. Quello di Carcosa è il dominio immaginario e inquietante di un non ben identificato “Re in Giallo”, sul quale Chambers costruisce il riferimento a un dramma intitolato a tale personaggio e intorno a cui scrive la breve lirica “La canzone di Cassilda” e i quattro racconti che troviamo nella prima parte del libro; sia l’una che gli altri dominati da un’atmosfera tenebrosa e allucinata che piacque molto addirittura a Howard Philips Lovecraft, maestro indiscusso del genere horror e fantastico di fine ‘800 e inizio ‘900 ancora oggi apprezzatissimo.

Ma gli altri sei racconti presenti nel libro sono di tutt’altro tono. Ambientati in Francia, ruotano quasi tutti su bozzetti della vita bohèmienne del Quartiere Latino di Parigi, dove l’autore visse verosimilmente parecchie esperienze sentimentali.

Troviamo comunque, tra gli altri, un racconto storico, “Via della prima bomba”, la cui trama si svolge durante l’assedio di Parigi della guerra franco-prussiana. A dispetto dell’horror fantastico che dovrebbe caratterizzare il filone da cui Chambers attinge inizialmente l’impostazione del libro, qui il tono è autenticamente terrificante. Come a dire che il male reale supera qualsiasi fantasia letteraria.

Ma, per fortuna, c’è spazio anche per una deliziosa “ghost story” vera e propria, “La demoiselle d’Ys”, e, alla fine, per la struggente “Rue Barrée”, nella quale tutta l’angoscia che pervade i racconti precedenti si stempera in una malinconia decisamente e provvidenzialmente liberatoria.

Recensione di Pasquale Vergara

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