CHARLOTTE David Foenkinos

CHARLOTTE David Foenkinos Recensioni Libri e News Unlibro

CHARLOTTE, di David Foenkinos

«Colui, che vivendo non viene a capo della vita, ha bisogno di una mano per allontanare leggermente lo sconforto che gli causa il suo destino». (Kafka, Diario, 19 ottobre 1921)

Con questa epigrafe inizia questo romanzo breve, o poema narrativo che Foenkinos ci propone attraverso frasi liriche, corte e incisive.

CHARLOTTE David Foenkinos Recensioni Libri e News UnlibroUna storia che lo colpisce nel profondo, tanto da spingerlo a ripercorrere i luoghi della vita della protagonista alla ricerca di restituirle la vita, almeno quel poco di vita che le è stato concesso di vivere.

Kafka rimane come un’ombra che via via s’inserisce fra le righe in versi per proporre soluzioni e risposte laddove non ce ne sono. “La meraviglia” deve sempre essere un atteggiamento da avere nei confronti della vita e per l’artista nei confronti della propria arte.

Ma Charlotte non è pronta, «su Kafka, è sprovvista di parole» e nemmeno sugli orrori che il nazismo produce. L’epigrafe è anche quella del cimitero dove la protagonista impara a leggere il proprio nome: Charlotte. Questa è la sua storia. Lei è Charlotte Salomon. E noi la scopriamo in queste pagine, così come la vede l’autore.

Dopo essersi imbattuto nell’opera pittorica dell’artista tedesca ebrea morta incinta ad Auschwitz a soli 26 anni, ne rimane letteralmente folgorato. È come se l’anima dell’artista s’insinuasse nell’opera, quasi come se fosse lei a chiedergli di darle questa possibilità di tornare in vita, anche se solo nelle pagine di un libro. Seguiamo l’autore nei luoghi di vita dell’artista e di esposizione delle sue opere. E da lì facendo un salto nel passato ci avventuriamo in quello che fu la breve vita di Charlotte Salomon. Da una folgorazione, le somiglianze sono incredibili.

Tutto coincide, all’istante, l’autore entra nel corpo dell’artista tedesca, si sente di aver vissuto in prima persona quello che sta scoprendo. Diventa un’ossessione. Lui si sente Charlotte Salomon. Lei diventa la sua scrittura. E come una necessità eccoci anche noi lettori, letteralmente trascinati nella storia.

Si parte dalle zie, dall’infanzia a Berlino, purtroppo già segnate dalla tragedia. La famiglia di Charlotte sembra segnata e inseguita dalla morte, meglio dal desiderio di suicidio che spinge le persone a togliersi la vita. Anche Charlotte stessa è animata da queste pulsioni.

 

Ma saranno prima l’amore, e poi la passione per l’arte a farle amare la vita. Nonostante tutto. Purtroppo il nazismo impedirà a questa grandissima artista di vivere e di far sbocciare la sua arte. Ma quello che ci ha lasciato rimane un tesoro inestimabile e l’espressione di un’anima potente, di un’arte totale. Che i suoi dipinti sono musica, narrazione, colori, emozioni.

«È tutta la mia vita» dice Charlotte mostrando le sue opere al medico francese suo ultimo protettore, poco prima di essere rastrellata e deportata. Mentre ricerca Charlotte, David Foenkinos ci parla della storia politica, sociale, artistica dell’Europa del primo Novecento: Nolde, Munch, Kandinskij ispirano la sua pittura, musica e letteratura fanno da sottofondo al suo percorso artistico.

I lied di Schubert, il pensiero di Kafka, Walter Benjamin, Cassirer, compaiono brevemente; Hannah Arendt sarà con lei ad Auschwitz. Ovunque si aggira la morte. I suicidi familiari fanno da leit motiv e anticipano la morte di milioni di ebrei, ma anche di tanti intellettuali e di tanti artisti, del loro terribile assassinio, efferato e premeditato nelle camere a gas dei lager.

 

Oltre la morte, il grido. Giunge a noi lettori. Dalle pagine intense e commoventi di questo racconto s’innalza un grido disperato di vita e di richiesta d’amore. Sono le persone che hanno creduto in Charlotte a far sì che lei ami ed esprima la sua arte. Il suo primo grande amore non le dice “ti amo” ma: «che tu possa non dimenticare mai che io credo in te».

E anche noi vorremmo poter dire la stessa cosa a Charlotte. E attraverso le parole riportarla in vita. Come ha fatto David Foenkinos. Grazie David!

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