ALFONSINA E LA STRADA, di Simona Baldelli (Sellerio)

“Come sei bella sulla bicicletta, Fonzina. Non scendere mai”.
Alfonsina Strada è stata la prima ciclista donna a gareggiare al Giro d’Italia assieme agli uomini, nel 1924.
Simona Baldelli ci racconta in questo bellissimo libro, la storia di Fonzina, nata a Fossamarcia in provincia di Bologna nel 1891, tempi in cui la protagonista assoluta in molte famiglie era la fame.
I genitori vivevano in ristrettezze, avevano molti figli naturali ed altrettanti provenienti dall’orfanatrofio, per usufruire del sussidio, necessario per sfamare anche con poco tutti, ma i piccoli erano di salute cagionevole e quindi sopravvivevano per poco tempo.
Alfonsina scopre la sua passione per la bicicletta, quando lo zio ne regala una usata al padre, ma a quei tempi una donna in bici non si era mai vista!
E diventa così il disonore di tutta la famiglia.
Ma Alfonsina non demorde e prosegue nel suo intento.
Si sposa giovanissima con un altrettanto giovane meccanico che si chiama Luigi Strada, con il pallino delle invenzioni, molto fragile a livello psicologico.
Riesce a partecipare a varie gare, soprattutto al Giro d’Italia ne 1924, unica donna. Non le facevano paura i 3613 chilometri da percorrere. Lei aveva nel suo nome destino e destinazione, Alfonsina e la strada, quindi non le restava che percorrerla e scoprire dove e fino a che punto sarebbe arrivata.
“Alfonsina pedalava per una smania cui non sapeva metter freno, per una risposta a una domanda che non era ancora in grado di precisare ma sapeva che l’avrebbe portata a riempire la voragine che aveva dietro”.
Ormai tutti conoscevano la corridora , c’era chi la disapprovava aspramente con epiteti abbastanza pesanti, tutto le scivolava addosso, la gratificavano le numerose onorificenze conquistate con fatica e sudore.
Quando viveva nella famiglia di origine aveva desiderato essere amata, inutilmente, per cui si era costruita la fantasia che i poveri morticini (i piccoli dell’orfanatrofio) la sostenessero durante i momenti brutti ed inoltre pensava di essere nata sbagliata “fatta di materiale di scarto”.
La sua felicità era quando montava sulla bicicletta, spostando il limite prefissato sempre un po’ più avanti.
Lotta e fatica, sudore, lacrime e sangue, cadute e rialzate, si era questa la sua felicità, perché quando era in bicicletta lasciava dietro di sé tutto il dolore ma soprattutto le incomprensioni familiari.
Le mancava l’affetto, quello che solo Luigi con le sue carezze le aveva saputo dare.
Per realizzare il suo sogno aveva tribolato moltissimo, ed era anche stata dimenticata, nel tempo. Nella notte in cui era nata, la luna era spaccata a metà, quindi mezza fatica e mezza fortuna. “Aveva pedalato per anni e anni fra gli applausi di migliaia di sconosciuti senza sentirsi sazia, le sarebbe bastato scorgere a bordo strada due figure sorridenti e orgogliose a gridarle brava”.
Nel 2021 a Ripa in provincia di Perugia le hanno intitolato una strada, e poi c’è un bellissimo video dei Tetes de bois dal titolo “Alfonsina e la bici”, in cui la grandissima Margherita Hack ne veste i panni e questo libro è dedicato proprio a lei, Marga, musa ispiratrice della scrittrice Simona Baldelli, bravissima nel ricostruire la storia della pioniera del ciclismo e dell’emancipazione. E lo fa così bene che mentre leggi ti sembra di vederla la Fonzina, con la sua maglia bianca ed i calzoni corti nei, il taglio dei capelli a bebè, le ginocchia ferite, il vento sul viso, la voglia di farcela.
“Come sei bella sulla bicicletta, Fonzina. Non scendere mai “
Recensione di Giusy Luvarà


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