Due libri a confronto: ACCIAIO – CUORE NERO

Due libri a confronto: ACCIAIO – CUORE NERO (Silvia Avallone)

Quando la Avallone esce con Acciaio nel 2010, il suo esordio fa rumore: grande editore, premi importanti, discussioni sulla Piombino operaia e su come vengono raccontati la fabbrica e la periferia. Rileggendolo oggi, dopo Cuore nero, ho la sensazione di avere tra le mani un testo sorgivo: irregolare, pieno di energia, già attraversato dai temi che poi l’autrice porterà in una zona più matura.

Di Cuore nero ho scritto anche una recensione, perché l’ho sentito più compatto e più profondo dal punto di vista emotivo. Proprio per questo, qui mi interessa guardare Acciaio anche in relazione a quel percorso.

Siamo a Piombino, nei casermoni di via Stalingrado, con l’acciaieria sullo sfondo. Al centro ci sono Anna e Francesca, tredici anni quasi quattordici: amicizia assoluta, corpi che cambiano, voglia di fuga. Ciò che mi colpisce di più è il corpo come campo di forza: desiderio, paura, sfruttamento, bisogno di essere viste. L’unico capitale che le ragazze possiedono diventa anche il punto più esposto allo sguardo e al giudizio degli altri.

Acciaio ha la forza e i limiti di un esordio: la Avallone vuole raccontare quartiere, fabbrica, famiglie, adolescenza, e tende a spingere sempre al massimo. La lingua è carica, la dose di traumi alta. Come lettrice a tratti ho avvertito un certo sovraccarico, ma riconosco la generosità del gesto: prendere un contesto spesso ignorato e portarlo al centro della scena.

Nel confronto con Cuore nero sento un cambiamento netto: là l’autrice stringe il fuoco su pochi personaggi, lavora sulla colpa, sul danno, sulla possibilità di cambiare, con una lingua più trattenuta e aderente all’interiorità. Acciaio però resta il momento in cui tutto comincia: la rabbia sociale, le ragazze in bilico, gli adulti intrappolati.

E ora lascio la parola a voi: vi riconoscete di più nell’energia un po’ eccessiva di via Stalingrado o nella cupezza più raccolta di Cuore nero?

Di Karin Zaghi

ACCIAIO – Silvia Avallone

ACCIAIO Silvia Avallone

CUORE NERO – Silvia Avallone

CUORE NERO Silvia Avallone

L’isola dei tesori, dove gli animali sono preziosi

1 Commento

  1. Ho letto soltanto Cuore Nero e l’ho trovato ripetitivo nelle situazioni psicologiche descritte; irrealistico negli esiti di alcuni personaggi (in particolare l’ex caracerata amica della protagonista che diventa una sorta di ‘caricatura’ di donna manager) e stilisticamente poco controllato, con una ricerca esagerata del pathos, che alla fine stanca e produce l’effetto di appiattire anziché produrre dinamismo emotivo. Se questo è il suo romanzo della “maturità” non oso pensare a come fosse quello di esordio! Ma, si sa, anche da noi ormai il personaggio dello scrittore (in questo caso della scrittrice) fa ampiamente premio sulla qualità dell’opera. Il marketing fa il resto e il pubblico acquista e legge (ma alla lunga sempre meno!).

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