WOLF HALL Hilary Mantel

WOLF HALL, di Hilary Mantel (Fazi)

Leggere Wolf Hall è un po’ come entrare in una sala del trono affollata: tutti ti guardano con aria di superiorità, metà dei presenti portano lo stesso nome, e tu non sei del tutto sicuro di chi stia complottando contro chi. Poi arriva Hilary Mantel e ti butta direttamente nel cervello di Thomas Cromwell – “Lui, Cromwell” – e da quel momento sei prigioniero del suo sguardo acuto, ironico e, sorprendentemente, umano.

La tecnica narrativa – quel famoso free indirect discourse – all’inizio può sembrare un tranello linguistico: la voce narrante si fonde con i pensieri di Cromwell e ti ritrovi a domandarti “Ma chi sta parlando adesso?”. Spoiler: quasi sempre “lui, Cromwell”. Dopo un po’, ci prendi la mano e scopri che proprio questa immersione ti fa vivere la corte Tudor come se stessi camminando nei corridoi di Whitehall, col rischio costante che qualcuno ti faccia cadere l’ascia sulla nuca.

Il vero ostacolo? I personaggi. Nobili, cortigiani, cugini dei cugini, arcivescovi con nomi simili… a un certo punto senti il bisogno di un albero genealogico, un database o, perché no, un’app dedicata per orientarti. Ma se resisti all’urto iniziale, il libro decolla.

La magia della Mantel è che riesce a rendere Cromwell un personaggio tridimensionale, lontano dal “villain da manuale” di Un uomo per tutte le stagioni: qui è intelligente, pragmatico, persino tenero a tratti. E la corte di Enrico VIII non è mai stata raccontata con tanta vividezza: cospirazioni, ambizioni e tensioni politiche che sembrano scritte oggi, ma senza che la prosa diventi mai didascalica.

Enrico VIII e Anna Bolena, visti attraverso gli occhi di un uomo del potere che però non è nobile, diventano ancora più affascinanti: fragili, contraddittori, quasi moderni. Ogni personaggio, dal re alla comparsa, trasuda profondità e ambiguità.

In conclusione: Wolf Hall è un grande libro, senza dubbio, ma non per tutti i gusti. Non è lettura da spiaggia (a meno che la tua idea di relax sia memorizzare le parentele dei Tudor mentre il bagnino urla “gelati!”). All’inizio richiede concentrazione e qualche pagina da rileggere. Ma se accetti la sfida, la ricompensa è enorme.

Quanto a me, prima di tuffarmi nei sequel, mi prenderò un momento di riflessione: devo essere sicuro di avere l’armatura lucidata e la mente pronta a seguire di nuovo “Lui, Cromwell”.

Recensione di Vincenzo Anelli

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