UNA QUESTIONE DI FAMIGLIA Claire Lynch

UNA QUESTIONE DI FAMIGLIA, di Claire Lynch (Fazi – luglio 2025)

Un romanzo d’esordio ma già pienamente maturo per contenuto e stile. Il titolo, volutamente ingannevole, ci racconta che si parlerà di una questione privata, di famiglia, appunto ma in realtà ci muoviamo su un terreno universale trattando un argomento che ha interessato e continua ad interessare generazioni di donne: l’amore omosessuale e il giudizio morale fino alla piu grave discriminazione che ha colpito chi , secondo l’opinione pubblica, commette un atto spesso considerato un reato: innamorarsi di una persona dello stesso sesso.

Il libro, ambientato in Inghilterra prende spunto dal trattamento che il sistema giuridico britannico usava verso certi tipi di famiglie ancora negli ultimi decenni del 1900. Nelle cause di divorzio per omosessualità il 90% delle madri perdeva il diritto alla custodia dei figli.

Il racconto scorre su due linee temporali: il 1982 e il 2022 e segue le vicende di due donne, Dawn e Maggie, madre e figlia, private entrambe dell’amore l’una per l’altra dai pregiudizi e dall’oscurantismo legale.

Molto intense e toccanti le parti che riguardano Heron il marito di Dawn, il suo essere vecchio e il percepire la vecchiaia e la prossimità della morte. Notevole l’incipit: “Cinque ore e mezzo dopo aver scoperto che stava per morire, Heron ha guidato fino al suo supermercato preferito. In assenza di un’alternativa, e siccome era un giovedì, ha deciso di attenersi alla tabella di marcia.” Sempre molto razionale e presente a se stesso.

L’alternanza temporale scinde Heron in due persone diverse, quasi opposte: un dolce vecchio, malato ma non egoista, capace di capire e di continuare ad estrarre dalla vita il poco di buono che resta e il marito implacabile nel giudicare e nell’ emettere la condanna.

Dawn, al contrario sembra quasi meravigliarsi che gli altri non riescano a comprendere un sentimento tanto primitivo e tanto vero come il suo amore e si concentra sulle piccole cose di tutti i giorni: colazione, bucato, figlia. Momenti intensi di autocritica e di indagine personale sui propri comportamenti e su quelli di chi la circonda rendono il suo personaggio molto reale ed empatico.

Terzo personaggio è Maggie, la figlia tenuta all’oscuro volutamente delle vere motivazioni che hanno portato alla scomparsa della madre dalla sua vita. Una donna ormai adulta, madre a sua volta che, inaspettatamente si trova a dover riallacciare i capi di una storia sbagliata e dolorosa.

E’ comunque un libro pieno d’amore che traspare da ogni riga come testimoniano i bellissimi pezzi in cui Heron, mette a conoscenza la figlia della sua malattia terminale “L’aiuto, la presenza quotidiana di Heron nella sua vita erano qualcosa di fisico e di essenziale. Maggie dipendeva da suo padre per aggiustare ciò che si rompeva”. Ancora i delicati e dolci rapporti del nonno con i nipoti, l’attenzione che ogni membro della famiglia dedica all’altro.

Insomma un libro da leggere e meditare pagina per pagina.

Recensione di Teresa Chi

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