UNA QUESTIONE DI FAMIGLIA, di Claire Lynch (Fazi Editore – luglio 2025)

Questo libro è l’esordio dell’autrice, una vicenda che si dipana su due piani temporali:2022 e 1982.
La vicenda si apre con una scena indimenticabile e significativa. C’è un anziano al supermercato che viene salvato dal congelamento. Si è rifugiato nella cella dei surgelati.
Si capirà poi, procedendo nella lettura, che questo gesto è una metafora. Congelarsi per fermare il tempo o almeno provarci, tenere tutto “fermo”, sentire il freddo che ci dice che siamo ancora vivi…
Questo vecchio è Heron, un padre ammalato, un nonno premuroso che dopo la scoperta della malattia decide di mettere ordine nelle cose, nelle emozioni, nei ricordi tra segreti e sensi di colpa, prima che sia troppo tardi.
C’è poi una donna sui quaranta, la figlia di Heron, Maggie, che scopre dei documenti che le restituiscono una verità taciuta e le conferiscono la possibilità di tracciare una nuova rotta e ricostruire la memoria.
C’è una madre che lo è diventata giovanissima, Dawn, moglie di Heron, mamma di Maggie, che ha fatto una scelta scandalosa e anticonvenzionale: amare un’altra donna.
Attraverso questa storia, ma soprattutto ripercorrendo la “vita vera” di Dawn, l’autrice pone l’attenzione su una parte di storia attuale taciuta: la lettera scarlatta con cui sono state marchiate le donne lesbiche nel Regno Unito quaranta anni fa. L’arma per colpirle, oggi come allora, è sempre la stessa, portare loro via i figli, “solo per il bene dei ragazzi”, perché pervertite e pericolose, esempi negativi per i figli.
C. Lynch con questo romanzo politico ci porta a riflettere su cosa realmente sia una famiglia “normale” e su quanti danni commetteva e commette una giustizia ignorante, analfabeta dei sentimenti, non empatica e spesso bieca e prepotente. Una giustizia sommaria e superficiale orba e provinciale.
Siamo certi di essere oggi così lontano da quei tempi? Di essere migliori di quei giudici?
Le donne non potevano e non possono essere se stesse, scegliere la libertà, altrimenti devono essere cancellate. Un tempo ardevano sul rogo, erano chiamate pazze o streghe, oggi sono ridotte al silenzio e vituperate, offese nella loro dignità, costrette nella cella della remissione.
Un romanzo imperdibile, in cui il vero protagonista è il lettore che sceglie “come” leggerlo.
È il lettore che decide se provare pietà o rabbia per Heron, se accettare la libertà di Dawn o esserne spaventato, se vuole mettersi in macchina con Maggie o rimanere sulla soglia della casa.
Sulla copertina rossa del romanzo c’è una tazza, sull’orlo di un tavolo. Una tazza che sembra cadere, ma non cade, come tante volte è accaduto a noi e ai protagonisti del libro.
“La vita non dovrebbe esaurirsi tra lavatrici, email e ricordarsi di mettere fuori la differenziata nel giorno giusto” cit.
Recensione di Luisa Ciccone


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