UN LIBRO DI MARTIRI AMERICANI Joyce Carol Oates

UN LIBRO DI MARTIRI AMERICANI, di Joyce Carol Oates (La nave di Teseo – ottobre 2025)

G. Tiller, ginecologo abortista, viene assassinato in chiesa durante la funzione all’interno della Reformation Lutheran Church di Wichita (Kansas).

Il suo nome allunga la lista dei medici caduti sul campo, assassinati da fanatici religiosi, colpevoli solo di voler difendere il diritto delle donne all’aborto e quindi all’auto determinazione

Fin dagli anni Settanta negli Stati Uniti si assiste ad una strenua lotta tra sanitari non obiettori, cliniche che praticano abortì, consultori e dall’altra parte, fanatici religiosi che arringano folle di persone pronte a seguirli sulla via dell’illegalità.

È da episodi come questo che trae spunto la inesauribile penna di Joyce Carol Oates che anche questa volta ci regala un affresco potente, crudo, disincantato e assolutamente critico di un Paese che nasce, prospera e forse implode grazie e nonostante le enormi contraddìzioni intrinseche.

Un uomo, un fanatico religioso, attenta alla vita di due medici che praticano aborti.

Riesce nel suo intento e li uccide entrambi.

Tutto precipita e da quell’esatto momento la vita di molte persone viene completamente stravolta.

La Oates si focalizza sul percorso complesso e irto di difficoltà, dubbi, ripensamenti e rimorsi delle due sopravvissute.

Una, figlia del medico assassinato.

L’altra, per sempre segnata dallo stigma del padre assassino.

Due vite che probabilmente mai si sarebbero incrociate in un mondo più giusto ma che si trovano a viaggiare su due tortuosi e pericolosi sentieri paralleli mentre fanno i conti con l’eredità etica, politica e religiosa dei propri genitori.

Difficile capire quale abbia il destino più duro.

E’ più difficile sconfiggere la rabbia divorante per l’ingiustizia subita e la perdita assurda di un genitore o svincolarsi completamente da un indottrinamento religioso che è stato spina dorsale della nostra educazione?

Come al solito la Oates non regala giudizi e non ammette critiche perbeniste.

Con l’immensa capacità di scrittura che l’ha resa forse la più grande degli ultimi cinquanta anni, si “limita” a raccontare la vita così come fa mirabilmente dal primo dei suoi romanzi e per questo si candida a divenire la testimone letteraria dell’epopea americana e delle sue enormi distonie.

Recensione di Annachiara Falchetti

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