UN GOMITOLO AGGROVIGLIATO È IL MIO CUORE. Vita di Etty Hillesum, di Edgarda Ferri (La nave di Teseo)
Etty è una giovane ebrea olandese, una donna colta, amante della letteratura russa, della psicologia e dello studio della Bibbia, che scopre grazie allo psicanalista Spier, per cui nutre un amore sincero.
Vive nei primi anni Quaranta quando assiste all’invasione tedesca dell’Olanda, alle persecuzioni contro gli Ebrei, cui molti Olandesi guardano con indifferenza.
Entra a far parte del Consiglio ebraico e lavora al campo di transito di Westerbok, dalla cui stazione partono decine di treni diretti ad Auschwitz. Il suo lavoro è quello di assistere i detenuti del campo, portando loro parole di conforto che li preparino al destino che li aspetta. “E ascoltava. Con pazienza, con calma. Gli occhi negli occhi. Etty ascoltava le silenziose grida dei dolori dell’anima, avvicinandosi a tutti con umana partecipazione”.
Potrebbe mettersi in salvo, ma si rifiuta di farlo: “preferisco rimanere in mezzo alla mia gente e cercare di essere in qualche modo di aiuto”, o ancora: “non voglio stare al sicuro. Non voglio essere una foglia avvizzita e malata che si stacca dal tronco della comunità”.
Vede tanti treni partire, tanti ebrei non fare più ritorno, prima di ogni partenza ha una parola e un sorriso di conforto per tutti, fino a quando anche lei e la sua famiglia, il 7 settembre 1943, saliranno a bordo del treno per Auschwitz, da cui non faranno più ritorno.
Tra le foto, le sue ultime parole scritte, ritrovate dalla Croce Rossa impresse su una cartolina gettata lungo la linea ferroviaria nei pressi di Glimmen.
Morirà ad Auschwitz il 30 novembre 1943
Recensione di Valentina Ferrari



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