UMANE BUGIE, di Romy Hausmann (Giunti – ottobre 2025)

Con Umane bugie, Romy Hausmann conferma la sua abilità nel tessere trame complesse e avvolgenti, dove ogni dettaglio sembra aprire nuove prospettive e ogni colpo di scena ribalta le certezze del lettore. La sua scrittura, elegante e precisa, riesce a mantenere alta la tensione pur muovendosi tra atmosfere intime e riflessive, dimostrando una maestria rara nel noir contemporaneo.
Chi ha letto La mia prediletta, il suo precedente best seller, ritroverà qui la stessa capacità di scavare nelle pieghe dell’animo umano, di mostrare come dietro la facciata ordinaria della vita si nascondano abissi di menzogne e fragilità. Se nel romanzo d’esordio Hausmann aveva colpito per la crudezza e l’originalità della vicenda, in Umane bugie affina ulteriormente la sua arte, costruendo un intreccio che si regge su una fitta rete di segreti e rivelazioni.
La trama si sviluppa attorno a un mistero che coinvolge più personaggi, ciascuno portatore di una verità parziale e di una bugia necessaria. Di notevole importanza sono i seguenti personaggi Theo, Sophia, Liv e Phil. Theo il padre ex primario di cardiologia vascolare ed ora alle prese con un principio di Alzheimer, Sophia la figlia o meglio la seconda figlia, l’altra Julie è la figlia scomparsa ed intorno alla quale si dipana la trama, Liv la podcaster e Phil il mentore di Liv. La narrazione procede come un mosaico: frammenti di vite, confessioni e omissioni si incastrano lentamente, fino a comporre un quadro inquietante e sorprendente. Il lettore è trascinato in un percorso dove nulla è mai come sembra, e dove la verità appare tanto sfuggente quanto pericolosa.
Hausmann dimostra di saper orchestrare la tensione con grande intelligenza: ogni capitolo aggiunge un tassello, ogni svolta narrativa è calibrata per destabilizzare e coinvolgere. È proprio questa capacità di intrecciare l’intricato con il quotidiano, il dramma con l’intimità, che rende Umane bugie un noir di grande forza e originalità.
Recensione di Paolo Pizzimenti


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