Tutte le mattine di Sybil, di Virginia Evans (Rizzoli – giugno 2026)

“Tutte le mattine di Sybil” di Virginia Evans è il racconto, attraverso missive e mail, che diventano tante piccole tracce, come in “Pollicino” che Sybil, un’anziana che ha attraversato la vita con grandi dolori e gioie fornisce al lettore. La protagonista parla di libri, giardini, vicini, figli, politica, salute, ma ogni argomento finisce per rivelare qualcosa di lei.
Sybil è un’ex cancelliera, colta, lettrice accanita, indipendente, spesso molto rigida con sé e con gli altri ma con una grande capacità di mettersi in relazione. Conosceremo mano mano il piccolo Harry, che vedremo crescere, il vicino, gli amici, i familiari, gli scrittori con cui Sybil intrattiene rapporti epistolari, tutte persone che “la colpiscono”, che destano la sua curiosità.
Ed è così che il lettore mette insieme i pezzi e attende quelli che il narratore tirerà fuori dal cilindro per narrare la vicenda. Ogni lettera sembra scritta davvero, attraverso una cura del registro linguistico che si adegua ai personaggi, l’ellissi (il taciuto) e la progressione emotiva. Il lettore assume un ruolo attivo e rilevante, deve mettere insieme i frammenti, il passato e il presente per capire davvero il personaggio. Uno dei maggiori meriti del romanzo consiste nel rifiuto degli stereotipi. Sybil non è la vecchia che avendo accumulato anni ed esperienze è per forza saggia. Lei sbaglia, ha dei rimpianti, non ha soluzioni preconfezionate, continua a mutare idea.
Nel libro compaiono tanti suggerimenti di lettura e rimanda a grandi autrici e autori quali:George Eliot, Jane Austen ,Charlotte Brontë ,Virginia Woolf ,Alice Munro, Marilynne Robinson, Elizabeth Strout ecc.
In particolare per chi ha letto Olive Kitteridge la protagonista, ricorda la rigidità e l’ironia, la curiosità e le fragilità del famoso personaggio di Elisabeth Strout. Le lettere rappresentano un’indagine sulla memoria e sull’identità, un modo per restituire dignità a una forma di scrittura lenta e contemplativa, in un tempo troppo veloce. «Quando si scrive, bisogna andare piano; perché la fretta può farci mettere su carta cose che non intendevamo e ci si svuota.» cit.
Recensione di Luisa Ciccone


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