TRENO INFERNALE PER L’ANGELO ROSSO Franck Thilliez

TRENO INFERNALE PER L’ANGELO ROSSO, di Franck Thilliez (Fazi 2026)

 

 

Con Treno infernale per l’angelo rosso, primo romanzo della serie dedicata al commissario Franck Sharko, Franck Thilliez getta le fondamenta di un personaggio destinato a diventare una delle figure più complesse e magnetiche del polar francese. Fin dalle prime pagine, Sharko appare come un uomo che vive in equilibrio instabile tra lucidità professionale e tormento interiore: intuitivo, capace, deciso, dotato di una forza che non ha nulla di eroico ma molto di umano. È un investigatore che procede come se ogni indizio fosse un frammento della propria anima, e ogni passo un confronto con ciò che teme di più.

In questo romanzo, la sua fragilità è amplificata da un elemento che pesa come una condanna: tra le vittime legate alla trama c’è anche sua moglie Suzanne. È impossibile non percepire come questa ferita aperta orienti ogni gesto, ogni deduzione, ogni scatto d’ira o di lucidità. La sua determinazione non è solo professionale: è un’urgenza esistenziale, un bisogno di verità che coincide con un bisogno di sopravvivenza.

Thilliez costruisce attorno a lui un mondo oscuro, torbido, dove il male non è un concetto astratto ma una pratica quotidiana. Il romanzo affonda nel sottobosco violento e peccaminoso del BDSM estremo, negli snuff movies consumati da individui senza scrupoli, in un’umanità che ha smarrito ogni limite morale. Non c’è compiacimento, non c’è spettacolarizzazione: c’è la volontà di mostrare quanto il male possa essere banale e allo stesso tempo devastante.

La trama procede con ritmo serrato, ma ciò che colpisce davvero è la capacità dell’autore di intrecciare l’indagine con la psicologia del suo protagonista. Ogni passo avanti nell’inchiesta è anche un passo dentro Sharko, nei suoi contrasti, nelle sue paure, nella sua lotta contro un buio che sembra sempre un passo più veloce di lui.

Il risultato è un polar solido, cupo, perfettamente calibrato, che segna non solo il debutto di una serie fortunata, ma anche la nascita di un personaggio che rimane impresso. Thilliez dimostra fin da subito di saper coniugare tensione narrativa e profondità emotiva, costruendo un universo che non si limita a intrattenere: inquieta, interroga, lascia tracce.

Recensione di Paolo Pizzimenti

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