TRE VITE UNA SETTIMANA, di Michel Bussi (E/O)

Siamo solo esseri di panno e di carta. Un giorno ci animiamo, crediamo di vivere, crediamo di essere liberi, guardando da un’altra parte per non vedere i fili di nylon e le scene di cartone, abbiamo paura che lo spettacolo si fermi, che il sipario cada come una mannaia e che torniamo a essere quello che siamo sempre stati, un giocattolo sballottato da forze invisibili per il tempo di ballare un po’ nella luce prima di essere nuovamente riposto nel cassetto, al buio.
Nel cuore delle Ardenne, nella valle della Meuse, viene ritrovato un corpo senza vita. È di Renaud Duval. Tutto fa pensare ad un suicidio, ben presto peró vengono fuori dei dettagli che gettano un’ombra su questa vicenda già di per sé tragica. E quest’opera è inquietante. Renaud, sposato con Agnès e padre di due figli, sembrava condurre un’esistenza tranquilla. Ecco, sembrava, perchè un dettaglio ritrovato sulla sua auto sconvolge ogni certezza: tre patenti, con la stessa foto ma tre nomi diversi che sono Renaud, Hans e Pierre.
Chi era davvero quest’uomo?
Domanda semplice e sconvolgente.
Sconvolta, Agnès, la moglie, inizia a dubitare delle frequenti trasferte lavorative del marito. Quelle settimane in cui lui spariva… dove andava davvero?
Altra domanda che inquieta sia Agnés che me lettrice.
Iniziano le indagini e la capitana Marelle con la sua squadra si trovano a districare una rete sempre più fitta di misteri, in cui il passato dell’uomo, e soprattutto quello della madre, si rivelano fondamentali per comprendere cosa sia davvero accaduto.
Queste rette fitte a me piacciono!
Meno ci capisco più mi appassiono.
Diciamo subito una cosa: io amo Michel Bussi.
Lui anche stavolta, secondo me, tesse con maestria un thriller magnetico, ricco di colpi di scena. Quando sono stanca e demotivata a leggere, i thriller diventano la mia chiave di svolta.
Pagina dopo pagina, mi sono sentita guidata, per non dire manipolata, dalla sua penna e ogni rivelazione mi ha aperto nuovi interrogativi, fino a un finale sorprendente, che ho trovato perfettamente orchestrato…una sorta di costruzione lego perfetta.
Certo non tutti saranno d’accordo perché secondo molti dopo Ninfee Nere Bussi si è un po’ arenato ma io sono di altro parere. E che ben vengano pareri discordanti su un libro.
Mi sento di consigliarlo…
Recensione di Maria Elena Bianco


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