TAGLI D’ANIMA 12 Andrea Zavagli

TAGLI D’ANIMA 12, di Andrea Zavagli (Ossorosso Edizioni – 2025)

 

 

IO LEGGO DI TUTTO, DAPPERTUTTO E SEMPRE. E TU?

 

Due racconti pieni di vita e di speranza. Perché solo vivendo costruiamo la nostra via e quello è il nostro unico appiglio.

 

Tagli d’Anima: ho scoperto questa collana grazie al dono di un’amica. Questi libriccini hanno tutti lo stesso titolo. Cambia il nome dell’autore e il numero. Il volumetto in questione è il numero 12. L’autore Andrea Zavagli. Avvocato fiorentino in pensione, da allora scrittore di gialli e racconti e vincitore di numerosi premi.

La collana Tagli d’Anima raccoglie storie che parlano del dolore, di come si possa trasformare o di come lui trasformi noi. «Ogni pagina è un’incisione sull’anima, un’espressione di vulnerabilità e resistenza» scrive l’editore.

Andrea Zavagli, nel suo numero 12 della collana, ci regala due pillole narrative, con le quali si aggiudica il primo premio del concorso letterario del Nanofilm Festival.

“Il momento giusto” e “La terapia” sono i titoli. Affrontano entrambi la fine. Ma se il primo mette l’animo umano in bilico fra la scelta e la non scelta di vita: «Era un perdente e stava assumendo la decisione giusta» (p 10), il secondo mette la vecchiaia di fronte all’evidenza: la bella signora è qui per portarci altrove. «Mentre sto riprendendo fiato e faccio come ha detto il dottore – respiri piano e ritrovi un ritmo regolare – rimango colpito dalla vista di una bella signora che mi passa davanti sorreggendo a braccetto un signore anziano che cammina a fatica.» (p 46)

Altrove. Nell’altrove dove già tante persone incontrate nella nostra vita ci aspettano. Si fa per dire. Nessuno di noi sa cosa e chi rivedrà nell’aldilà. Sappiamo solo che cessiamo di esistere nel mondo di qua. Quello che conosciamo.

Ad ogni modo la signora di Andrea Zavagli non assomiglia alla spietata signora del “Ballo in Fa Diesis Minore” di Angelo Branduardi: «Sono io la morte e porto corona, / io son di tutti voi signora e padrona / e così sono crudele, così forte sono e dura / che non mi fermeranno le tue mura.»

La signora del racconto “La terapia” è bella e invitante. Ci predispone all’incontro. Si può pertanto accettare la sua amicizia / la vita in tutta semplicità, ascoltando i consigli del dottore e uscendo di casa, coprendosi per far fronte alle temperature esterne. «Eccomi qui, con sciarpa, berretto e piumino pronto ad affrontare la vita» (p 43) Inesorabilmente quel fluire della vita – di cui ognuno di noi può deciderne il ritmo – si avvicina sempre più al traguardo uguale per tutti (non nel come ma nella sostanza). Il divenire è purtroppo (o per fortuna) legato al filo sottile del tempo che prima o poi scade per tutti.

Nonostante le esortazioni in “Il momento giusto” a cercare di cambiare la propria vita, ad essere attivi e non soggetti passivi: «Insomma, rovesci le condizioni, decida lei della sua vita» (p 30), quando il momento arriva, noi non possiamo che accettarlo di buon cuore; essere reticenti non cambierebbe comunque la sorte. Il racconto s’ispira a “Non buttiamoci giù” (A Long Way Down), un film del 2014 diretto da Pascal Chaumeil, un adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Nick Hornby. Ma la scelta finale di Andrea ci porta su un altro piano: «A quell’altezza il vento fischiava con continuità» (p7) E così la scrittura di Andrea Zavagli s’immerge nel fischio del vento laddove si perdono gli orizzonti. Poiché siamo in alto. Molto in alto.

Sono quelle altezze che amo. Che desidero abitare perché così sospesa mi sento di appartenere a qualcosa. Mi sembra di condividere qualcosa. Non solo con l’autore ma con una comunità di persone. Personaggi di racconti ma anche persone vere che incontro tutti i giorni nelle mie vicende quotidiane.

Come diceva Audre Lorde, un’attivista outsider femminista nera e succube di pregiudizi razziali: «Senza comunità non c’è liberazione né futuro, ma solo il più vulnerabile armistizio fra me e la mia oppressione.» Come commenta Caterina Venturini nel suo libro “Il vostro silenzio non vi proteggerà”: «la risposta all’oppressione è nella comunità: nella politica.» (In “Il silenzio non vi proteggerà” – Solferino 2025, p 45).

Sentirsi parte di una comunità è dunque fondamentale. E il far politica diventa una questione vera fra persone vere. Questo leggo nelle altezze dove fischia il vento – nelle parole di Andrea Zavagli.

In conclusione vorrei ringraziare l’editore e lo scrittore per questi tagli d’anima, che per me sono come nuvole, avvolgono con serenità, comunicano positività. Fiducia. Leggerezza. La scrittura di Andrea Zavagli è come una carezza per chi legge; è inclusiva. Si prende cura delle parole e di chi le riceve.

Consiglio di IO LEGGO DI TUTTO, DAPPERTUTTO E SEMPRE. E TU? di Sylvia Zanotto  

 

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