SPES ULTIMA DEA Danila Comastri Montanari

SPES ULTIMA DEA, di Danila Comastri Montanari è la conferma che, quando si parla di Pubblio Aurelio Stazio, il divertimento è garantito, il mistero pure, e magari arriva anche una lezione di storia senza nemmeno accorgersene.

 

 

Se pensate che un senatore romano possa essere solo noia e toga, Danila Comastri Montanari è pronta a smentirvi con stile. “Spes, ultima dea” è l’ennesima, deliziosa prova che Pubblio Aurelio Stazio non è il classico investigatore: è un mix esplosivo tra la tenacia di Colombo, il charme di James Bond e lo stile di Lord Peter Wimsey, ma con il vantaggio di vivere nella Roma di Claudio. E che vantaggio!

Il nostro eroe, infatti, non si limita a risolvere crimini: li affronta con un’eleganza che fa vergognare persino le statue più impettite. È un playboy con la toga, un aristocratico che non ha bisogno di lavorare ma lo fa per puro divertimento (e per nostra fortuna).

E poi c’è Roma, che non è un semplice sfondo, ma un personaggio a tutti gli effetti. Niente polvere da museo, qui si respira l’aria affumicata delle taberne, si origlia dietro le tende delle cortigiane e si cammina tra intrighi e potere come se fossimo nati nel Suburra. La Montanari non ricostruisce, resuscita: e lo fa con una maestria che lascia a bocca aperta.

La trama? Un labirinto di colpi di scena, sospetti e personaggi indimenticabili. Senatori loschi, liberti astuti, cortigiane con più segreti di un archivio imperiale: ogni pagina è una sorpresa, ogni capitolo una deviazione inaspettata. E il bello è che, mentre vi divertite come matti, imparate anche qualcosa. Schifoso, no?

Alla fine, “Spes, ultima dea” è tutto ciò che si chiede a un giallo storico: brillante, documentato ma mai pesante, avvincente come una corsa di bighe. Sapere che le avventure del nostro amato Senatore si sono concluse per sempre con questo diciannovesimo volume è un pizzico al cuore, ma anche un tesoro finito da custodire gelosamente.

Pazienza: il mio personale piano di sopravvivenza prevede di recuperare i volumi che mi mancano e di consolarmi con qualche meritata rilettura. Perché una serie così, in fondo, non finisce mai davvero.

 

Recensione di Vincenzo Anelli

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