Sette metri quadri I casi della Sezione Q (Vol. 10), di Jussi Adler-Olsen (Marsilio – novembre 2025)

Recensione 1
In Sette metri quadrati, Jussi Adler-Olsen dimostra ancora una volta una padronanza notevole della struttura del thriller. La stesura è asciutta ma densa, con capitoli che scorrono veloci e si chiudono spesso su dettagli che sembrano marginali, salvo poi rivelarsi fondamentali più avanti. Questa tecnica crea un ritmo serrato, quasi cinematografico, che tiene il lettore in costante tensione.
La narrazione alterna momenti di introspezione soprattutto attraverso Carl Mørck a sequenze investigative più tecniche, mantenendo un equilibrio che impedisce alla storia di appesantirsi. L’autore gioca molto con i silenzi, con ciò che non viene detto, lasciando che siano i gesti e le reazioni dei personaggi a suggerire ciò che si muove sotto la superficie.
Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è la gestione dei colpi di scena. Non sono mai gratuiti: arrivano come conseguenza logica di indizi disseminati con cura, ma sempre in modo tale da sorprendere. Alcuni twist ribaltano completamente la percezione del caso, mentre altri riguardano i personaggi stessi, rivelando lati nascosti o fragilità che aggiungono profondità emotiva.
La Sezione Q, con la sua dinamica imprevedibile, contribuisce a creare momenti di rottura che spezzano la linearità dell’indagine. Un commento di Assad, una reazione impulsiva di Rose, l’ingenuità di Gordon, un’intuizione tardiva di Carl: piccoli detonatori narrativi che fanno avanzare la trama con scatti improvvisi.
Il risultato è un romanzo che non si limita a raccontare un caso, ma costruisce un percorso pieno di deviazioni, false piste e rivelazioni calibrate con precisione.
Recensione di Paolo Pizzimenti
Recensione 2
Pubblicato il 25 novembre, non ho saputo resistere all’acquisto anche se sono riuscita a leggerlo solo in questi giorni: eccolo, l’ultimo libro della serie della Sezione Q!!! Ho scoperto questo autore quando ne uscì il primo volume in Italia, nel 2011, in pieno boom dei thriller nordici, seguito al successo della trilogia di Stieg Larsson, e devo dire che mi sono subito innamorata dei protagonisti, della storia personale che attraversa la narrazione del crimine da risolvere e ad esso si intreccia.
Per chi non conoscesse lo scenario, dobbiamo iniziare dall’inizio della saga. Siamo in Danimarca e Carl Mørck è un investigatore con i controfiocchi, che tutti evitano per il tremendo carattere e perché afflitto da stress post-traumatico dopo che in un sopralluogo sulla scena di un omicidio è stato ferito, il suo amico e partner Hardy è rimasto paralizzato ed un terzo collega è stato ucciso. Questo evento attraverserà tutti i libri, giungendo ad una conclusione definitiva nell’ultimo, Sette metri quadri.
Mørck viene quindi relegato in uno scantinato ad analizzare casi irrisolti che paiono senza futuro e lo affiancano Assad, un rifugiato politico con un oscuro passato alle spalle e Rose, geniale ma affetta da disturbi mentali. Si forma così la Sezione Q ed i suoi successi la rendono famosa, fino a quando Mørck viene arrestato per corruzione, omicidio e svariati altri capi d’accusa e finisce chiuso in una cella di sette metri quadri mentre i suoi amici cercano di salvarlo. L’ultimo volume serve a ricostruire l’attentato subito da Carl e Hardy ed a mettere un punto alle vicende personali ed il finale lascia il lettore con un’estrema curiosità.
Non si può narrare la trama senza rischiare di fare spoiler: la scrittura di Adler-Olsen è un turbinio di emozioni, di eventi che tengono il lettore incatenato al libro: i protagonisti sono veri, pieni di paure e dubbi ma nonostante ciò determinati a non fermarsi di fronte a nulla, per salvare Carl, questa volta, e le vittime nei romanzi precedenti. L’evoluzione dei loro caratteri è coerente ed il gruppo è omogeneo, una vera famiglia, pronta a sacrificarsi per i suoi membri. La trama è incalzante e se la lettura si rallenta un po’ è solo per capire i nomi dei personaggi, a volte simili, e riuscire a ricollegarli ai precedenti avvenimenti: in un libro come questo, carico di attori, è una difficoltà inevitabile, che tuttavia nulla toglie alla trama, da una parte adrenalinica – ciò che avviene all’esterno del carcere è un susseguirsi di colpi di scena e contromisure – dall’altra riflessiva, sia in carcere per Carl che per tutti i personaggi che si trovano ad affrontare scelte ed avvenimenti sconvolgenti.
Devo aggiungere una nota di costume: è uscita su netflix la serie Dept. Q – Sezione casi irrisolti – dove un magistrale ed irriconoscibile Matthew Goode interpreta Carl Mørck. Solitamente sono molto scettica sulle serie (o film) tratti da libri ma devo dire che ho veramente apprezzato la serie, pur con alcuni cambiamenti (come l’ambientazione, che si sposta ad Edimburgo).
Lo consiglio, non posso fare a meno di consigliarlo, e vi lascio di seguito la lista dei volumi precedenti:
La donna in gabbia 2011;
Battuta di caccia 2012;
Il messaggio nella bottiglia 2013;
Paziente 64 2014;
L’effetto farfalla 2015;
La promessa 2016;
Selfie 2017;
Vittima numero 2117 2020;
Cloruro di sodio 2023.
Recensione di Giulia Quinti


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