SALAMBÒ, di Gustave Flaubert (L’Ippocampo)

Con questo volume l’editrice “L’ippocampo”, di Milano, diede il via qualche anno fa alla pubblicazione di una serie di classici della narrativa internazionale, soprattutto di fine Ottocento, in una pregevolissima veste grafica, con accurate traduzioni, ottimo materiale ausiliario introduttivo e saggistico in genere, e, in particolare, bellissime illustrazioni a colori di vari disegnatori. In questo caso, si trattava dei disegni con cui l’illustratrice Suzanne-Raphaël Lagneau arricchì un’edizione del romanzo uscita nel 1928. In effetti l’intero progetto editoriale è la proposta in lingua italiana di quello originale francese delle Éditions Callidor. Ma si tratta comunque di un lavoro eccellente dal punto di vista sia letterario che grafico, verosimilmente non inferiore al modello di partenza.
Il testo in questione fu pubblicato da Flaubert nel 1862, sei anni dopo la celeberrima “Madame Bovary”. Chi lo conosce sa bene che è difficile immaginare due opere più diverse. Il dramma borghese di Emma Bovary è lontano anni luce da questo fosco romanzo storico ambientato nella zona di Cartagine tra la prima e la seconda guerra punica, cioè nel III secolo a. C. È la tragica vicenda di una immaginaria figlia di Amilcare Barca, il padre del famigerato Annibale, che sarebbe dunque il fratello della protagonista. Il contesto tuttavia mette sullo sfondo lo scontro con i Romani e si concentra su un conflitto tra delle truppe mercenarie e le forze armate cartaginesi, comandate da Amilcare. Tra i mercenari vi è il gigantesco soldato libico Matho, irretito da una funesta passione per Salambò, con conseguenze inevitabilmente drammatiche.
Ma nella narrazione domina soprattutto, con un gusto quasi iper-realistico, la brutalità delle scene di violenza, che, nel descrittivismo che caratterizza tutto il racconto, assume un’evidenza raccapricciante, con toni che oggi definiremmo addirittura “splatter”.
Rileggere questo classico non è facile. Per fortuna l’eleganza delle illustrazioni e la veste grafica accattivante costituiscono un incentivo più che che adeguato per chi voglia cimentarsi nell’impresa.
Recensione di Pasquale Vergara


Commenta per primo