RUGGINE E DIAMANTI, di Anne Holt (Einaudi – settembre 2026)

Di Anne Holt c’è ben poco da dire che gli appassionati del genere già non conoscano. Dai legal thriller ai più classici polizieschi nordici, la scrittrice norvegese ha saputo costruire negli anni un universo narrativo riconoscibile e popolato da personaggi indimenticabili. Tra questi spicca senz’altro Hanne Wilhelmsen, protagonista di numerose indagini e, forse, alter ego letterario dell’autrice.
Con Ruggine e diamanti sembra quasi che Anne Holt abbia preso in prestito il titolo e l’anima di una celebre ballata della musica folk americana “ Diamond and rust “ di Joan Baez, lasciando che il suo eco attraversi tutta la narrazione. Come in una canzone malinconica, la storia si dipana lentamente, intrecciando destini, segreti e rancori che affondano le proprie radici nel passato.
Al centro del romanzo ritroviamo proprio Hanne Wilhelmsen. Costretta su una sedia a rotelle, dotata di un’intelligenza fuori dal comune e di un carattere capace di mettere a dura prova chiunque abbia la sventura di starle accanto, Hanne continua a osservare il mondo con uno sguardo affilatissimo. Il suo intuito quasi spaventoso le permette ancora una volta di cogliere dettagli che sfuggono agli altri e di arrivare alla verità spesso prima della stessa polizia.
La vicenda prende avvio con il ritrovamento del corpo senza vita di un’anziana donna, scoperto nudo all’interno di una vasca per l’abbeveraggio del bestiame in un prato. Un’immagine potente e inquietante che funge da innesco per un’indagine nella quale si intrecciano passioni, risentimenti, antiche rivalità e interessi personali. Sullo sfondo emerge un ambiente particolarmente affascinante: quello dell’editoria e degli scrittori, un mondo che Holt racconta senza indulgenza, mettendone in luce ambizioni, gelosie e contraddizioni.
La scrittura procede con il consueto rigore nordico, arricchita da numerosi colpi di scena che mantengono alta l’attenzione del lettore. Ogni tassello trova gradualmente il proprio posto in un mosaico complesso dove nulla è davvero come appare.
L’epilogo, però, lascia un retrogusto amaro. È una conclusione che potrebbe essere letta persino come una sorta di epitaffio e che difficilmente lascerà indifferenti i lettori più affezionati. Per rispetto di chi ancora non ha affrontato il romanzo, è giusto non aggiungere altro.
Ruggine e diamanti è un giallo solido, intelligente e ben costruito, capace di mescolare mistero e riflessione sui rapporti umani. Un’altra prova convincente di Anne Holt e, soprattutto, un nuovo capitolo che conferma il fascino imperfetto e irresistibile di Hanne Wilhelmsen, investigatrice geniale quanto difficile da amare
Recensione di Paolo Pizzimenti


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