QUANDO LEI ERA BUONA Philip Roth

QUANDO LEI ERA BUONA, di Philip Roth (Einaudi)

 

Questo romanzo è bellissimo. Non inizio quasi mai così le mie recensioni, ma stavolta il trasporto è grande.

Lucy Nelson è la protagonista, entra in sordina perché la prima parte del libro introduce la sua famiglia, di cui vengono presentati i membri principali, che avranno grande peso nell’esistenza di Lucy, delle sue scelte, delle sue “sbandate”. Una madre succube e inerte, un padre ubriacone e debole, dei nonni incapaci di imporsi ma a loro modo accoglienti e amorevoli.

Lucy conosce Roy, inizia a frequentarlo in un groviglio inestricabile di legami familiari.

Sembra che le cose funzionino, inizia la vita all’università ma poi Lucy resta incinta e la lucidità comincia ad alternarsi all’allucinazione, al ricordo e al rimpianto di genitori che non hanno saputo esserci, alla fermezza di decisioni che vanno prese, salvo essere ritrattate al minimo dubbio, perché Lucy non può reggere da sola il peso di un’esistenza che per lei non è mai stata appagante, ma costruita, difesa e, infine, abbandonata quando la ragione inizia a vacillare.
Roth parla ancora di legami di famiglia, di aspirazioni personali, di una società che viene sempre precisamente delineata, che talvolta sembra lontana, ma non lo è affatto.
Buona lettura

Recensione di Flavia Mottola

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