QUANDO LEI ERA BUONA Philip Roth

Mi limitavo ad amare te, di Rosella Postorino

QUANDO LEI ERA BUONA, di Philip Roth (Einaudi)

 

Recensione 1

Secondo un vecchio adagio, ciò che si detesta di più negli altri è proprio ciò che non siamo in grado di accettare in noi stessi. Di riconoscere ed affrontare: la nostra parte più oscura, celata cioè in primo luogo al nostro sguardo introspettivo. Perchè gli altri, invece, la vedono benissimo.

Per la protagonista di questo romanzo le cose stanno proprio così. Figlia di un padre irascibile, violento e facile preda delle passioni, fin dalla più precoce giovinezza la tenace Lucy si costruisce un’armatura di solidi principi morali, attraverso una condotta inecceppibile (scolastica e relazionale), ergendosi a paladina del bene e della verità, contro le intemperanze paterne.

Ma la mela, si sa, non cade mai troppo lontana dall’albero. E con il passare delle pagine la giovane Lucy (sposatasi e divenuta madre, alle prese con le difficoltà intrinseche nel matrimonio e nella vita adulta) comincia via via a mostrare il proprio volto più autentico. La caparbietà diviene ferocia, l’altruismo si trasforma in mania di controllo.
La storia prende così a rotolare sempre più speditamente lungo la china di un crescendo drammatico. Il rapporto con il marito che sente di non amare, la nascita di un primo figlio e la gravidanza di un secondo, i rapporti perennemente tesi con tutti i componenti adulti delle rispettive famiglie di provenienza.

Orfana di un’adeguata educazione sentimentale, carente di un modello genitoriale plausibile, la giovane combattiva Lucy ingaggia una lotta impari contro il mondo, contro «tutto il mondo» che ce l’ha con lei. Che «non capisce».

E chi ha alle spalle un pò di primavere sa come vadano sempre a finire questo tipo di sfide titaniche. Una tragedia orchestrata secondo canoni quasi classici, da grande dramma greco, ambientata però nell’America degli anni Quaranta, in perfetto stile Roth. Un romanzo che indaga al contempo con sensibilità e disincanto tra le pieghe dell’animo umano. Mostrando i molteplici volti del bene e del male, del giusto e dello sbagliato.

Recensione di Marcello Ferrara Corbari

Recensione 2

Questo romanzo è bellissimo. Non inizio quasi mai così le mie recensioni, ma stavolta il trasporto è grande.

Lucy Nelson è la protagonista, entra in sordina perché la prima parte del libro introduce la sua famiglia, di cui vengono presentati i membri principali, che avranno grande peso nell’esistenza di Lucy, delle sue scelte, delle sue “sbandate”. Una madre succube e inerte, un padre ubriacone e debole, dei nonni incapaci di imporsi ma a loro modo accoglienti e amorevoli.

Lucy conosce Roy, inizia a frequentarlo in un groviglio inestricabile di legami familiari.

Sembra che le cose funzionino, inizia la vita all’università ma poi Lucy resta incinta e la lucidità comincia ad alternarsi all’allucinazione, al ricordo e al rimpianto di genitori che non hanno saputo esserci, alla fermezza di decisioni che vanno prese, salvo essere ritrattate al minimo dubbio, perché Lucy non può reggere da sola il peso di un’esistenza che per lei non è mai stata appagante, ma costruita, difesa e, infine, abbandonata quando la ragione inizia a vacillare.

Roth parla ancora di legami di famiglia, di aspirazioni personali, di una società che viene sempre precisamente delineata, che talvolta sembra lontana, ma non lo è affatto.

Buona lettura

Recensione di Flavia Mottola

QUANDO LEI ERA BUONA Philip Roth

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