QUANDO I FIORI AVRANNO TEMPO PER ME Sara Gambazza

QUANDO I FIORI AVRANNO TEMPO PER ME, di Sara Gambazza (Longanesi – giugno 2025)

Ninfa sentiva la morte. Anzi ne sentiva l’ odore, ancora prima che arrivasse. Un odore nauseabondo, rivoltante che la faceva stare male. Aveva cominciato a sentirlo fin da bambina e non era un ” dono” , ma una maledizione; una condanna. La gente ne aveva paura e la evitava, pensando che fosse posseduta dal diavolo…

Parma, 1922 , l’ oltretorrente e il periodo più buio della storia del nostro Paese: l’ avvento del fascismo; degli squadristi, del culto del maschio; dell’ arroganza e della viltà; delle leggi razziste, fino a quella estrema rovina che fu l’ entrata in guerra dell’ Italia, al fianco della Germania nazista, nella seconda guerra mondiale. Ninfa può ritenersi la protagonista di questo romanzo che contiene precisi riferimenti storici, ma c’è un’ altra protagonista, lacerante e commovente che segna ogni pagina di questa storia ed è la miseria. Quella miseria che sconvolge; quella miseria che impedisce di far studiare due figlie sicuramente dotate; quella miseria che costringe una madre a vendere il proprio corpo, per un po’ di pane; per una minestra… Ma se è vero che la miseria incattivisce; ci rende più egoisti e meno propensi a tendere una mano, in questo romanzo si incontrano solo personaggi ” positivi”; generosi; comprensivi che a volte si atteggiano a sembrare ” cattivi”. Una mamma che si vende per quelle due figlie; una “madama”, tenutaria di una ” casa chiusa”, ma con un grande cuore; una maestra che fa di tutto per fare andare a scuola Ninfa e sua sorella; e un uomo… ” È mille cose in un viso buono” , che accoglie nella sua casa una ragazza gravida di chi sa chi…

Ma allora, è possibile che la miseria unisca ed il benessere divida?

È una scelta. La guerra porta sempre a scegliere da che parte stare. Anche in amore, perché la miseria; la guerra; le bombe; i ricoveri; la fame… ci fanno scoprire altre priorità: ” L’ amore non spreme l’ anima, la invita a mettersi comoda”.

” Io sono verticale” ( 1961) di Sylvia Plath, grande poetessa:

” Ma preferirei essere orizzontale.

… Stare sdraiata è per me più naturale.

Allora il cielo ed io siamo in aperto colloquio,

e sarò utile il giorno che resto sdraiata per sempre:

finalmente gli alberi mi toccheranno,

i fiori avranno tempo per me”.

È proprio l’ ultimo verso di questa bellissima poesia che ha ispirato a Sara Gambazza, il titolo di questo straordinario romanzo, sicuramente poco romanzo e molta storia vissuta.

Se avessi avuto la necessità di una conferma al mio pensiero, secondo il quale stiamo vivendo un periodo d’oro della letteratura italiana ed, in particolare, delle scrittrici italiane, Sara Gambazza mi ha dato una dolcissima conferma. Grazie, Sara, sei bravissima!

Recensione di Riccardo Fiscariello

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