PUCUNDRIA, di Maria Rosaria Selo (Marotta e Cafiero – novembre 2024)

Diciamolo: più bello di leggere un romanzo scritto da un autore italiano, c’è solo leggere un romanzo scritto da una donna napoletana. Pucundria di Maria Rosaria Selo è esattamente questo: un’opera che vibra di radici, di emozioni e di verità.
Il titolo richiama un termine dialettale che racchiude un mondo: malinconia, nostalgia, inquietudine. E questa sensazione attraversa ogni pagina, come un filo sottile che lega le vite delle protagoniste. Teresa, agente penitenziario, e Anna, detenuta per aver difeso se stessa dalla violenza, si incontrano nel carcere femminile di Pozzuoli. Due donne apparentemente lontane, ma unite da ferite profonde e da una stessa sete di riscatto.
Selo racconta questa storia con una scrittura incisiva e poetica, capace di trasformare il dolore in materia narrativa e di far emergere la bellezza anche nelle pieghe più oscure dell’esistenza. Sullo sfondo, Pozzuoli: non solo scenario, ma personaggio vivo, con i suoi colori, la sua luce, la sua irrequietezza.
Al centro del romanzo c’è un simbolo potente: Pucundria, un profumo creato da Anna, che diventa essenza di memoria e libertà. Non è solo un dettaglio, ma il cuore pulsante di una storia che parla di violenza di genere, resilienza, amicizia e speranza.
Questo libro non si limita a raccontare: interroga, scuote, invita a riflettere sulla condizione femminile e sulla forza di rialzarsi. È un romanzo che resta addosso, che profuma di verità e di coraggio.
Se amate le storie autentiche, intense, che sanno unire denuncia sociale e profondità emotiva, Pucundria è una lettura imprescindibile. Perché, in fondo, non c’è nulla di più potente della voce di una donna che racconta altre donne, con amore e senza compromessi.
Recensione di Ornella Troise


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