PRIMA ESECUZIONE di Domenico Starnone (Einaudi – marzo 2025)

Colpisce in questa prova di Starnone l’uso di un doppio piano narrativo: abbiamo inizialmente un anziano professore Domenico Stasi che riceve da una sua ex-alunna, Nina, indagata per partecipazione a banda armata, un incarico, o meglio gli chiede un favore , vuole che il suo vecchio professore ritiri un libro in una casa di un compagno. La casa e’ disabitata e lei ha le chiavi. Immediatamente intercettato dalla polizia il professore incappa in un commissario anche questo suo ex-alunno e qui il piano narrativo cambia: ora e’ Starnone che, tra una considerazione e l’altra spiega come vuole costruire questa storia.
Si procede cosi con questa alternanza di narrazione ma l’effetto non solo non e’ sgradevole e difficile a seguire ma pian piano sembra quasi che le due storie si sovrappongano e la difficoltà che , a volte si fa, nel procedere e’ probabilmente funzionale alla comprensione del carattere del personaggio principale.
Gli anni di piombo, i ricordi di una lontana militanza, il disperato bisogno i giustizia sociale appartengono ai due: scrittore e personaggio e questo bellissimo pezzo e’ di entrambi: “Avevo cominciato sotto i vent’anni a registrare informazioni. Sapevo tutto sulle condizioni di vita in America Latina, in Africa, in Asia. Avevo imparato i nomi di chiunque avesse combattuto e combattesse per migliorarle. Studiavo la storia del pianeta per nutrirmi di indignazione. Mi tormentavo con libri sui campi di concentramento nazisti, avevo capito presto che il paese che crea lager, qualunque cosa dica di sé, è un paese sulla strada sbagliata. Mi sentivo accanto ai più affamati, ai più assetati, ai peggio armati. Ero dalla parte di tutte le esistenze miserabili, di quelli che erano morti e morivano – cifre agghiaccianti – per colpa della ferocia opulenta. Amavo le facce degli insorti scavate dagli stenti, il delirio degli occhi grandi. Il petto mi si gonfiava di rabbia quando pensavo alle condizioni in cui era costretta a vivere gran parte del genere umano, e mi dicevo – e avevo detto per decenni ai miei alunni – che ci sono momenti in cui una persona sensibile deve vendere il mantello e comprare una spada”
La narrazione procede concedendo ampi spazi a considerazioni di ordine generale quasi sempre riflessioni sula violenza ( perfetti sono i racconti dell’uccisione del capitone e di una gallina che offrono lo spunto per una digressione sulle morti inflitte con violenza) e sulla difficoltà di convivenza, sull’età che avanza inesorabile “Ecco a cosa può condannarci l’allungamento della vita. La durata eccessiva dei corpi, dei cervelli, diventerà un fattore di squilibrio, una contraddizione interna al sistema. I vecchi terranno vive idee e tensioni di cinquant’anni prima e, con un’energia indotta dai farmaci, si muoveranno a sorpresa, fuori tempo, guidati da una giovanile smania di agire.”
I capitoli si susseguono con questa alternanza ma negli ultimi si arriva ad una svolta chiarificatrice, o meglio, lo scrittore trova finalmente il modo di organizzare una storia dopo incertezze e dubbi.
Uno stile eccellente rende questo libro davvero piacevole da leggere e meditare per la grande quantità di spunti che si trovano ad ogni pagina.
Recensione di Teresa Chi


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