Premio Wondy 2026: LO SBILICO Alcide Pierantozzi

Premio Wondy 2026: LO SBILICO, di Alcide Pierantozzi (Einaudi – maggio 2025)

Alcide ha quarant’anni, vanta una diagnosi di quattro pagine nella quale sono riportati i suoi numerosi disturbi, è «un paziente lucido, vigile, collaborativo, dall’eloquio fluido» e prende molti medicinali – non voglio essere più precisa per non spoilerare, ma lui, vi assicuro, non è solo preciso ma maniacale. Le sue giornate sono lente e noiose, le ore in spiaggia, la palestra, gli spostamenti dalla cittadina abruzzese nella quale vive come un esiliato a Milano, e soprattutto i momenti in cui il suo equilibrio psichico s’incrina e comincia la paranoia, arrivano i pensieri. E il pensiero vaga fra l’attualità, con sua madre unico argine delle sue psicosi, il periodo in cui ha vissuto a Milano, e ancora prima, da bambino e ragazzino, quando il suo equilibrio già vacillava, ma a salvarlo c’erano la nonna, la bicicletta, tutto uno zoo di animaletti di campagna.

In questo romanzo le persone ci sono ma i veri protagonisti sono le allucinazioni, la paura, le ossessioni e, fra queste, l’ossessione per le parole, che tiene il filo del racconto con un linguaggio attento, meticoloso, scientifico, poetico e brutale al tempo stesso.

Nonostante il protagonista e io narrante apra generosamente al lettore la porta verso la terribile dimensione della sua esistenza, fatta di malattia psichica, ma anche di dolore, non solo fisico, e di solitudine, questo romanzo non mi è piaciuto e, con un poco di imbarazzo, confesso non ha provocato in me alcuna empatia. Nonostante la sincerità, nonostante il non celato tratto autobiografico, nonostante il viaggio nell’interiorità che la storia costringe a fare, il puntiglio ossessivo nella ricerca della parola giusta, questa scrittura “così bella ed elegante” – come ho sentito definirla ed è vero – questo stile che caratterizza il romanzo e sicuramente ne è il punto di forza, in qualche modo, per me è stato un filtro che mi ha consentito di leggere tutto ma come se osservassi da una finestra cosa succede fuori, senza entrare nella storia.

Recensione di Stefania Biscione

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