Premio Goncourt 1957: LA LEGGE Roger Vailland

Premio Goncourt 1957: LA LEGGE, di Roger Vailland (Neri Pozza)

In copertina una bellezza mediterranea della mia infanzia, Gina Lollobrigida, attira la mia attenzione. Il titolo, “La legge”, non mi dice niente come del resto il nome dell’autore, Roger Vailland. “E’ stato ristampato da pochi mesi” mi dice la bibliotecaria. Leggo la quarta di copertina: viene presentato come un romanzo psicologico in cui i rapporti umani sono rapporti di potere, in cui la vita in società è vista come un gioco dal quale, a seconda dell’abilità e a volte dell’imbroglio, si esce vincitori o vinti. Mi basta, lo prendo.

A casa scopro che poco dopo la prima pubblicazione, avvenuta nel 1957, ne fu tratto un film con un cast di tutto rispetto: Marcello Mastroianni, Yves Montand e, appunto, Gina Lollobrigida. Ma come ho fatto a non averne mai sentito parlare?

Comincio a leggere e l’impatto è potente: mese di agosto, controra incandescente per il solleone, piazza principale del paese su cui si affacciano le mura abbaglianti di case dietro le cui imposte chiuse covano miserie e desideri, propositi di vendetta e voglie di rivalsa. Siamo a Porto Manacore, un paese immaginario situato in un Gargano degli anni ’50 sin troppo vero e sconvolgente tanto più se raccontato con tanta precisione da un autore francese. Vaillard riesce infatti a cogliere la miseria morale e materiale di una società patriarcale in cui i rapporti di potere seguono ancora meccanismi ancestrali apparentemente refrattari ad ogni cambiamento. L’arretratezza barbarica raccontata da Vaillard è fatta di sopraffazione, brutalità, sessismo: lo stupro e il diritto del padrone di avere qualunque donna desideri, non importa se vergine o moglie di uno dei suoi sottoposti, sono dati di fatto accettati da tutti con una scrollata di spalle e una sensazione di fastidio passeggero.

I personaggi maschili sono ossessionati dal potere e dal possesso e giacché tutto appartiene al vecchio latifondista Don Cesare, a Matteo Brigante non resta che una carriera da piccolo parvenu criminale, a Tonio deve bastare la posizione di uomo di fiducia di Don Cesare, mentre il giudice Alessandro e il commissario Attilio amministrano la legge e la giustizia in modi alquanto discutibili e si impossessano delle donne non stuprandole, ma ingannandole e lusingandole per poi passare all’amante successiva. Perché la vera Legge del paese è un’altra e Vaillard la racconta con una potenza incredibile e inquietante, tanto che quando la pellicola apparve nelle sale si avvertì il bisogno di delocalizzare la storia con la sovraimpressione della scritta, all’inizio del film, “in Corsica oggi”.

Marietta, procace serva diciassettenne di Don Cesare che infiamma il desiderio di tutti gli uomini del paese, è l’unico personaggio che riesce a muoversi all’interno dei meccanismi quasi animali della Legge per trarne un vantaggio nuovo, inedito, mostrandosi capace di una forza sovversiva e dirompente indimenticabile. Ed ora sono proprio curiosa di vedere il film.

 

Recensione di Cristina Quochi

 

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