PER LEGGE SUPERIORE, di Giorgio Fontana (Sellerio)

Un gran bel libro denso di fatti ma più ancora di idee, ragionamenti e sensazioni. Siamo a Milano, vista con gli occhi di Roberto Doni, sostituto procuratore sessantacinquenne, in attesa di pensione (…e si domandò come sarebbe stata la sua vita in pensione, la vita così: fieri di aver terminato il proprio compito nel mondo: il mezzo equiparato al fine.). .
Per comprendere meglio lo spirito di questo libro è illuminante un breve passo che Doni scrive in un file del pc che è intitolato Testamento: dice di essere un uomo retto e di avere un semplice credo ” Una fiamma che e’ la Giustizia e che dobbiamo proteggere con le mani dal vento”.
Simo introdotti quasi subito nel vivo del racconto. Doni sostiene la pubblica accusa nel processo di appello contro Kaled Ghezal, un muratore tunisino condannato in primo grado per una aggressione a mano armata in via Padova in seguito alla quale una ragazza e’ stata ridotta in sedia a rotelle .
In maniera del tutto inusuale Doni viene contattato da una giovanissima giornalista free-lance che si dice certissima dell’innocenza di Kaled. Con lei, quasi suo malgrado ma comunque spinto da qualcosa che non riesce a spiegarsi, visita i luoghi in cui si sono svolti i fatti, luoghi ben diversi da quelli della Milano che e’ solito frequentare.
Comincia da qui un estenuante percorso psicologico di Doni che, a contatto con la sua coscienza, deve capire e soprattutto valutare quale siano i suoi doveri verso gli estranei e verso la sua famiglia.
Bellissime riflessioni sulla giustizia e sulla legge condensate nella scritta su un muro del palazzo di giustizia “Sia fatta giustizia affinché non muoia il mondo” che in origine era “Sia fatta giustizia e il mondo muoia pure”.
Su questo dubbio il sostituto procuratore Doni deve giocarsi tutto, carriera e vita.
Da leggere assolutamente.
Recensione di Teresa Chi


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