Parcheggia le adidas in giardino – Prima Puntata – Corrado Occhipinti Confalonieri

Prima puntata

Parcheggia le adidas in giardino 

di Corrado Occhipinti Confalonieri

Racconto in otto puntate per iL Passaparola dei Libri

Disegno di copertina: Roberto Ragione

a Ida Boni

 

Vai alla Seconda Puntata 

 

Prima puntata

1.

Dopo la seconda bocciatura al liceo pubblico mio padre, ormai rassegnato, decise di iscrivermi in un istituto che prometteva il recupero degli anni perduti.

Mia madre aveva timidamente proposto una scuola più tecnica dello scientifico, perché pensava al mio scarso interesse e visto che un diploma dovevo portarlo a casa, tanto valeva un pezzo di carta che mi qualificasse in qualche modo.

A me sinceramente importava poco e per pigrizia mi impuntai sul corso di studi  iniziato tre anni prima (non volevo rompere totalmente con ciò che avevo fatto fino allora).

Ma quando salii le scale della nuova scuola per la prima volta, decisi che era finita con i pomeriggi sdraiato davanti alla televisione, anche se ancora oggi  non capisco se fosse un mio improvviso convincimento o un tentativo di concentrarmi su qualcosa di più costruttivo delle semplici paure di incontrare compagni totalmente sconosciuti, perché semplicemente sconosciuti erano quelli che avevo conosciuto prima.

 

 

I miei timori si rivelarono infondati quando entrai in classe: tutti stavamo facendo il possibile per darci un contegno da intellettuali non capiti mandati in esilio.

Presi posto vicino a un ragazzo alto con gli occhiali.

«Ciao, io sono Rocco» disse con indifferenza.

«Dario» risposi con la medesima indifferenza.

Non avevo nessuno stimolo ad approfondire la nostra conversazione, non volevo far sentire la mia voce e neppure mostrare una gamma troppo vasta di espressioni del mio viso.

Cominciai con evidente interesse a scrivere sul mio diario, sperando che il professore della prima ora entrasse il più presto possibile.

Ed entrò. Era un tipo dall’aspetto curioso, trasandato anche in un semplice maglione, su cui era appuntato un crocefisso d’oro.

La camicia, chiusa fino all’ultimo bottone, mi fece capire che era una specie di prete.

Mi diede un immediato disagio la sua iniziativa di leggere sul registro  prima il nostro nome del cognome, come per creare subito un rapporto di amicizia tra di noi. Il mio «Presente!» risultò in effetti un po’ fiacco, tanto che dovetti ripeterlo.

Insegnava filosofia, ma non aveva l’aria del professore tradizionale un po’ frustrato, anzi sembrava piuttosto ispirato in ogni gesto che effettuava e il suo sorriso senza incertezze di conferiva un’aria a primo acchito simpatica.

 

 

Disse di chiamarsi Valentino e mai nessun nome mi parve più appropriato, come un vestito cucitogli addosso.

Lanciavo occhiate trasversali per catturare qualche informazione su Rocco. Il mio compagno di banco dell’anno prima era un tipo piuttosto insignificante che passava le ore a torturarsi la faccia devastata dai brufoli, non avevo con lui molto dialogo perché avevamo non interessi contrapposti: lo studio.

Rocco nel complesso mi sembrò abbastanza idiota: con un sorrisetto compiaciuto scriveva a matita in maniera ossessiva e con il punto esclamativo finale il suo nome sul nostro banco.

Al cambio dell’ora scambiai qualche notizia di base con lui, seppi così che viveva nel convinto continuo alla scuola, dove i suoi l’avevano spedito a seguito di una disavventura simile alla mia.

«Come mai ti sei fatto cannare?» domandai già pentito di averglielo chiesto.

«Motivi politici» rispose gonfiandosi un po’.

Preferirei non approfondire oltre la nostra conversazione, anche perché distratto dalla teatrale entrata di una professoressa bionda platino dal viso battagliero.

Insegnava italiano  e parlando arrotondava la erre forse apposta, spiegando con una punta di cinismo la nostra situazione di biennalisti che «si dovevano fare un mazzo così» durante l’anno.

Si piaceva molto. Continuava ad accavallare e riaccavallare le gambe, lunghe e affusolate, per cercare di attirare la nostra attenzione maschile. Com’era lontana dagli stereotipi con cui ero venuto a contatto fino allora!

 

 

Quando Rocco cominciò a ipotizzare di che colore avesse le mutandine, capii che aveva raggiunto il suo scopo.

Le altre insegnanti erano tutte giovani e insignificanti, probabilmente alla prima nomina, e apparivano leggermente intimorite. Non doveva esserci una grande disparità generazionale tra la nostra età media e la loro.

All’intervallo Rocco comincia a dare corpo ai suoi motivi politici e io lo ascoltavo il più disinteressatamente possibile , cercando di farlo traspirare da tutti i pori in modo che la smettesse.

Parlava, parlava cercando di convincere soprattutto se stesso dal suono delle sue parole. Almeno quello dell’anno prima stava zitto, speravo che il tempo si accelerasse e concentrai la mia attenzione su una signora del balcone di fronte intenta a sbattere un tappeto.

Il pomeriggio a casa non sapevo cosa fare.

Tolsi un libro qualsiasi da uno scaffale della libreria e cominciai a leggere. Era ancora intatto anche se i margini ingialliti denunciavano la sua età. I miei lo avevano comprato e si erano dimenticati di lui.

Non ricordo cosa narrasse. Leggevo pagina dopo pagina senza capire il significato di quelle parole in fila. Scorrevano davanti a me le immagini di quella mattinata e ogni particolare era rimasto impresso nella mia memoria. Ogni tanto qualche frase mi risuonava familiare e la collegavo a qualche avvenimento passato, senza nessun nesso logico.  Trascorsa qualche ora, rimisi a posto il libro nello scaffale e cominciai a schiacciare i pulsantini del telecomando, senza soffermarmi davanti a nessun programma, cercando solo le pubblicità.

Mi chiesi perché quelli che alla televisione bevono whisky sono tutti belli e felici.

 

Fine della Prima puntata

 

Vai alla Seconda Puntata

 

 

Profilo biografico dell’autore

 

Corrado Occhipinti Confalonieri

 

Corrado Occhipinti Confalonieri è nato a Milano nel 1965. Laureato in Scienze politiche, è storico e autore. Ricordiamo un saggio sul Circolo dei nobili fra ancien régime e liberalismo (Il Risorgimento, 1992, 1) e di uno  sul progetto di Unione franco britannica del giugno 1940 (Rivista di studi politici internazionali, 2018, 4). Nel 2019 ha pubblicato uno studio sull’azione di Jean Monnet nella Prima guerra mondiale (Rivista di studi politici internazionali 2019, 4) e la ricostruzione della Cronaca della peste del 1348 scritta da Gabriele Mussi (Bollettino storico piacentino 2019, 2). Finalista del concorso letterario. Un giorno di Joyce indetto dal “Corriere della Sera”, collabora con i mensili MedioevoStorica National Geographic e col settimanale Maria con te. Si occupa anche di divulgazione storica e novità librarie sui social (Instagram e Facebook) dove riscuote  un ampio seguito. Nel romanzo storico  La moglie del santo  (Edizioni Minerva) narra la vita di due suoi avi vissuti nella prima metà del 1300:  Corrado Confalonieri – santo patrono di Noto e di Calendasco – e sua moglie Eufrosina Vistarini. Le agiografie ufficiali citano solo di sfuggita Eufrosina: scopo dell’opera è quello di ridare voce a una donna coraggiosa, a lungo dimenticata, nel contesto politico, sociale e religioso dell’Italia del XIV secolo.   Per il suo romanzo , ha vinto il Premio speciale Italia Medievale 2019 e quello per la miglior copertina dal gruppo Facebook Thriller storici e dintorni.

 

La moglie del santo Corrado Occhipionti Confalonieri
ACQUISTALO SU IBS

 

 

redazione@unlibrotiralaltroovveroilpassaparoladeilibri.it 

 

 

 

1 Commento

  1. Bravo Corrado è stato come un ritorno nel passato, con tutti quei particolari sui compagni di scuola, accenni sui difetti e gli stessi gesti quando non sai cosa fare, non ho avuto una vita familiare ma il contesto è tutto quello che hai descritto. Puntate brevi ma signicative. 🙏

Commenti

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.