NUDI E CRUDI Alan Bennett

NUDI E CRUDI, di Alan Bennett (Adelphi)

Rientrano dall’opera, aprono la porta e trovano l’appartamento svuotato di tutto: mobili, elettrodomestici, pianoforte, perfino le lampadine. Restano solo i vestiti che hanno addosso — il signor Ransome e la signora Ransome davanti a un vuoto assoluto da cui parte tutto.

Nudi e crudi è un esperimento nitido sulla rispettabilità. Bennett toglie le cose e vede che forma prendono le persone: la farsa diventa laboratorio, senza proclami. Da quel vuoto affiorano abitudini, decoro, piccoli rapporti di forza. Si sorride, ma il sorriso non copre: mette a fuoco. È un’ironia asciutta, a tempo teatrale, che ci fa arretrare di mezzo passo per osservare come identità e consumo si intreccino. Qui gli oggetti non arredano: definiscono. E sparendo rivelano quanto ci sorreggano rituali che scambiamo per carattere.

Il centro è la signora Ransome. Non cambia per colpi di scena: si sposta di un millimetro alla volta. Un pronome che gira, una decisione sottovoce, un passo diverso nella città. Non c’è trionfo né disfatta; c’è una traiettoria che, pur minima, modifica la leggibilità del matrimonio e del mondo intorno. La guardo crescere nel silenzio: non fa rumore, ma prende misura.

La prosa è breve e tesa, lessico pulito, montaggio preciso. Ogni scena serve l’idea, senza didascalie. Si ride, e intanto si pensa: gli oggetti, sparendo, diventano specchi morali. L’ironia è britannica, certo, ma la domanda riguarda anche noi: quanto chiediamo alle cose di tenerci in piedi? Cosa ricompreremmo subito, e cosa potremmo lasciare andare?

È un romanzo che regge sia il primo incontro sia la rilettura. Alla prima volta arriva diritto, con quella chiarezza che apre spazio. Tornandoci, si scopre il lavoro fine dei micro-spostamenti: dove cambia il potere in casa, come pesa la ripetizione, quale libertà minima diventa possibile. Io lo propongo così: come un classico tascabile, ironico e solido, che riordina la bussola senza alzare la voce.

Mi fermo con una domanda che vorrei restasse anche a voi: quale parte di noi resiste quando togliamo tutto ciò che abbiamo messo tra noi e noi — e che uso possiamo fare dello spazio che si apre?

Recensione di Katin Zaghi

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