NELLA MIA FINE È IL MIO PRINCIPIO Agatha Christie

Agatha Christie

NELLA MIA FINE È IL MIO PRINCIPIO, di Agatha Christie

 

Conosciuto proprio tramite questa rubrica, anche se non in questa edizione (ne ho contate almeno altre quattro, anche se credo che la traduzione sia sempre quella di Laura Grimaldi), ha in italiano un titolo che ripropone una frase che compare all’inizio e alla fine del libro. L’ originale, “Endless night”, cioè “Notte senza fine”, era in effetti un po’ troppo scontato ma, a parte che è la citazione di un’opera di William Blake, è anche molto significativo nell’ambito della torbida vicenda del protagonista, che la racconta in prima persona. Si evidenzia così una tecnica narrativa in cui la Christie era maestra (non faccio riferimento a un altro libro in cui tale tecnica è applicata, perché ne verrebbe fuori uno spoiler, così come dal titolo italiano del film che è stato tratto da questo romanzo, e che sconsiglio assolutamente di cercare prima di aver finito il libro).

Pubblicato nel 1967, quindi nella piena maturità dell’autrice (morirà nove anni dopo), non è un giallo scientifico, cioè tipo le ragionatissime indagini di Poirot e Miss Marple, le quali per lo più sono dei rompicapi che, al contrario di molti estimatori, personalmente ritengo poco entusiasmanti. Qui ci troviamo invece coinvolti in uno spietato intrigo familiare, tutt’altro che freddo ed “enigmistico”, nella cornice della campagna inglese ma anche con “flash” americani”, e con tanto di maledizione zingaresca che incombe sui luoghi e i personaggi ad attizzare la tensione.

Ne viene fuori un giallo magistrale, e lo si divora che è un piacere.

Recensione di Pasquale Vergara

NELLA MIA FINE È IL MIO PRINCIPIO Agatha Christie

 

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