Mrs. DALLOWAY Virginia Wolf

Mrs. Dalloway, di Virginia Wolf (Newton Compton)

La Signora Dalloway decise che i fiori li avrebbe comprati lei…uno degli incipit più iconici della letteratura di tutti tempi.

Virginia apre il suo romanzo più celebre con Clarissa, che una mattina di giugno decide di dare una festa, ed è la stessa Clarissa, a fine giornata, a mettere la parola “Fine” a questo romanzo meraviglioso che ha segnato un prima e un dopo nella letteratura del secolo scorso.

La Signora Dalloway è un romanzo in continuo movimento, i pensieri, i sentimenti, i ricordi dei personaggi arrivano come onde a chi legge, una si ritira e subito dietro ce n’è un’altra, un altro personaggio, un’altra storia, un altro sentimento.

Nell’arco di una giornata Virginia ci mette davanti alla vita e alla morte.

La vita è Clarissa, una donna dell’alta società londinese di circa cinquant’anni che nel suo girovagare per le strade londinesi incrocia la sua prospettiva con quella di molti altri passanti. Noi non possiamo far altro che passare da una testa all’altra, amici, familiari, negozianti, semplici conoscenti o perfetti sconosciuti, proprio come se fossimo noi a passeggiare per la città.

Inevitabilmente facciamo conoscenza con Septimous, l’altra faccia della storia, la parte buia, la parte sicuramente più vicina alla morte.

Un reduce di guerra, di bassa estrazione sociale, un poeta paranoico e depresso.

I due mai si incontreranno fisicamente ma lui e ciò che rappresenta, entreranno tragicamente nella vita di Clarissa, faranno irruzione alla sua festa, riportandola alla realtà, una realtà fatta non solo di lustrini, fiori, musica e chiacchiere, ma anche di ineluttabilità, di fine, di morte.

Clarissa attraversa la morte, la accetta, ne comprende il senso e proprio per questo riesce a dare ancora più importanza e significato alla vita e alle sue contraddizioni. Septimous invece ricerca la morte e rifugge dalla vita. Lei ama ricordare il passato, adora vivere il presente e pensa a cosa farà domani, lui invece rifiuta il passato perché troppo doloroso, detesta il presente perché non trova spazio nel mondo e di conseguenza non è in grado di proiettarsi verso il futuro.

Anche Londra cambia a seconda se stiamo leggendo la prospettiva di lei o di lui: piena di colori, di profumi, di suoni, di speranze e illusioni, di energia vibrante quella di Clarissa; soffocante, ostile, tetra, una prigione, un luogo di alienazione e smarrimento, quella vissuta da lui.

Eppure, nonostante siano agli antipodi, entrambi in modo diverso si trovano ad essere imbrigliati in una vita di apparenza lei, e in una morsa di dolore lui. Entrambi prigionieri. 

Ma c’è una sostanziale differenza tra i due: Clarissa capisce che c’è posto per la vita e per la morte e con uno sbattito di ciglia e il suo bel vestito verde, si gira su se stessa e torna alla sua festa.  

 

Recensione di Cristina Costa

Farmasave - La tua farmacia Online

Commenta per primo

Commenti

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.