MOZART ERA UN FIGO, BACH ANCORA DI PIÙ, di Matteo Rampin Leonora Armellini

Mozart era un figo, Bach ancora di più

MOZART ERA UN FIGO, BACH ANCORA DI PIÙ. Come farsi sedurre dalla musica classica, innamorarsene alla follia e diventarne dipendenti per sempre, di Matteo Rampin Leonora Armellini

Il libro di Matteo Rampin e Leonora Armellini “Mozart era un figo, Bach ancora di più ” mantiene ciò che promette dal titolo stuzzicante.

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Oltre a riconfermare la mia convinzione (e non solo mia ) che senza Bach i pur grandissimi Wolfango Amedeo e Ludovico Van non sarebbero stati cosi grandi, è uno sfizioso plausibile sussidiario per educazione musicale, consigliabile dalle medie in su,infarcito di gustosi aneddoti (i 20 figli di Bach, l’imbarazzo spesso creato dalle manifestazioni fisiche legate alla sindrome di Tourette, della quale soffriva Mozart, le impensabili difficoltà con la matematica di Beethoven, la follia di Schumann che lo portò a distruggersi un dito, rovinandosi la carriera di pianista, nel tentativo di allungare il tendine dell’anulare destro, la morte a soli 6 anni di Niccolò Paganini, sventata dai suoi movimenti sotto il sudario durante la messa funebre che gli consentirono di sfuggire a una sorte degna di un racconto di E. A. Poe) e che percorre la storia della musica classica ( e superficialmente di quella contemporanea) con uno sguardo sempre curioso, mai pedante, con solo brevi momenti di indispensabile didascalismo (l’Abc della musica, la derivazione della musica da matematica e fisica, il concetto di tonalità e ritmo, la descrizione degli strumenti dell’orchestra).

Concludo informando tutti i miei amici lettori che ho intenzione di eseguire un brano, citato nel testo, del notissimo John Cage, uno dei massimi esponenti di musica contemporanea, che “con indubbio sforzo intellettuale compose il leggendario pezzo 4′ 33”: quattro minuti e 33 secondi in cui non viene suonato alcunché, al termine dei quali l’esecutore si alza e se ne va, non prima di aver raccolto il meritato applauso. I 273 secondi di silenzio simboleggiano lo zero assoluto, che è situato appunto a – 273 gradi.

Il pezzo può essere eseguito (si fa per dire) sia al pianoforte che con un’intera orchestra”.

Un genio.

Recensione di Paolo Palazzo

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