MONIQUE EVADE, di Édouard Louis (La nave di Teseo – novembre 2025)

𝑀𝑜𝑛𝑖𝑞𝑢𝑒 𝑒𝑣𝑎𝑑𝑒 — già il titolo mi ha presa. I nomi francesi hanno un suono che seduce prima ancora che si capisca il perché.
Non conoscevo Édouard Louis. Ho cercato la sua biografia e ho trovato, in fondo, i suoi libri: padre manesco, madre succube, alcol, povertà, violenza. Un’infanzia che lo ha portato a cambiare persino il nome — nato Eddy Bellegueule, diventato Édouard Louis — quasi a recidere chirurgicamente le radici. 𝐼𝑙 𝑐𝑎𝑠𝑜 𝐸𝑑𝑑𝑦 𝐵𝑒𝑙𝑙𝑒𝑔𝑢𝑒𝑢𝑙𝑒, il suo esordio scritto a ventun anni, racconta tutto questo senza filtri. I romanzi successivi attingono allo stesso pozzo: la violenza subita, la madre, gli uomini violenti che le sono passati accanto.
Louis non separa mai letteratura e autobiografia: scrive sempre con il proprio passato addosso. Se questo sia una forza o un limite, lo scoprirò leggendo altro. Per ora, c’è 𝑀𝑜𝑛𝑖𝑞𝑢𝑒 𝑒𝑣𝑎𝑑𝑒.
Monique, la madre di Édouard, dopo vent’anni riesce a liberarsi del marito. Vive ad Hallencourt, Alta Francia, mille anime. La vicina le presenta un cugino che abita a Parigi — e da lì, il passo verso la grande città è breve.
Ma Parigi non è la libertà. È un’altra trappola con un’altra faccia: di nuovo soprusi, violenza, alcol. Leggendo si stringe qualcosa dentro — rabbia, frustrazione, la sensazione di non poterci fare niente. Come si fa a uscire da un inferno e camminare dritti dentro un altro identico?
Quando Monique chiama Édouard, stanca e spaventata, lui si trova ad Atene. Ma ascolta la madre e la incoraggia ad andarsene. Un suo amico le aprirà l’appartamento parigino per accoglierla: Didier.
Quest’ultimo è Didier Eribon, sociologo e scrittore, noto per aver fatto, non diversamente da Louis, della propria storia di classe materia letteraria.
Nel libro compaiono due scrittrici, evocate non per erudizione ma per necessità.
La prima è Jamaica Kincaid. Quando uscì il primo libro di Louis, la famiglia gli si rivoltò contro — inclusa la madre. In questo, scrive, si riconosce in Kincaid: anche a lei la madre rinfacciò di aver studiato e scritto libri. Eppure, quando il fratello era in fin di vita e aveva bisogno di un farmaco difficile da reperire, fu proprio il successo letterario a rendere possibile ottenerlo. Lo stesso vale per Louis: se oggi può permettersi di organizzare la fuga della madre — casa, mobili, spesa — è grazie a quei libri che lei tanto ha osteggiato.
La seconda è Virginia Woolf, che diceva che per scrivere una donna ha bisogno di una stanza tutta per sé e di cinquecento sterline di rendita. Louis la cita perché le preoccupazioni materiali pesano sulle fughe molto più di quanto si voglia ammettere. Monique — senza diploma, senza patente, senza mai aver fatto altro che occuparsi di casa e famiglia — da sola non avrebbe avuto scampo.
Lei ce la fa. Grazie al figlio che le sta vicino, agli aiuti economici, ma soprattutto grazie a tutta quella stanchezza accumulata — da una storia sbagliata all’altra — che alla fine diventa la spinta che le serviva. Ricomincia da sola, per la prima volta in oltre cinquant’anni. Una cosa impensabile, fino a quel momento.
Nel mezzo di tutto questo, Louis viene contattato da Falk Richter, regista teatrale tedesco, intenzionato a portare in scena un suo libro precedente, 𝐿𝑎 𝑙𝑖𝑏𝑒𝑟𝑡𝑎’ 𝑑𝑖 𝑢𝑛𝑎 𝑑𝑜𝑛𝑛𝑎 — anche quello sulla madre, anche quello sulla sua emancipazione. Louis le chiede se per lei va bene. E Monique, che non aveva mai visto di buon occhio quel libro, questa volta è più che felice.
C’è qualcosa di vero in questo: certe storie, guardate a distanza, con il tempo di mezzo, sembrano diverse. Cambiano forma. Quello che bruciava diventa qualcosa che si riesce finalmente a riconoscere.
La scrittura è semplice, scorrevole, quasi elementare — ma non stona con la storia, anzi la avvicina a chi legge. Un libro che convince soprattutto perché è vita vera, vissuta. Non una bella fiaba a lieto fine, ma la storia di Monique. E quello che verrà dopo — se vivrà felice da sola, se cadrà di nuovo in una brutta storia — solo lei potrà scriverlo, nel libro della sua vita.
Recensione di Monica Battaglia


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