MILLE DONNE PRIMA DI NOI, di Asha Thanki (Einaudi – luglio 2025)

È un libro denso, questo corposo romanzo di Asha Thanki: denso di storia, di memoria, di dolore e di poesia. Il titolo,“Mille donne prima di noi”, ha evocato in me sin dall’inizio l’idea del pesante bagaglio di tradizioni, vincoli e aspettative altrui che ogni donna è chiamata ad affrontare e gestire nel corso della sua vita. Dal momento che su questo tema sto riflettendo molto negli ultimi mesi, credo ci sia una ragione per cui questo libro, esposto nello scaffale della biblioteca della mia città, ha subito attirato la mia attenzione.
La voce narrante è quella di una giovane artista che vive a Brooklyn e che decide di rivelare alla moglie un segreto custodito da generazioni: da secoli le donne della sua famiglia ereditano un arazzo “magico”, un tessuto capace di tramandare i ricordi e di conferire alla legittima proprietaria il potere di modellare la realtà utilizzando il proprio talento artistico. Da questa rivelazione si dipana un racconto a più voci e a più tempi, che compone una saga familiare sospesa fra storia e mito, memoria e magia, che attraversa generazioni di donne, continenti e traumi collettivi.
La storia privata delle donne della famiglia della protagonista si intreccia indissolubilmente con la grande (e per molti versi a me sconosciuta) storia dell’India e del Pakistan, con il suo carico di violenze, ingiustizie sociali, lotte studentesche e delusioni politiche. L’arazzo, che consente di ripercorrere la processione di antenate ricamate su di lui, si rivela al tempo stesso, come tutti gli oggetti incantati, un dono meraviglioso e una maledizione straziante, uno spiraglio di potere e uno specchio per il dolore e le rinunce operate da chi ci ha precedute, uno strumento per fare luce su quei traumi familiari che si trasmettono da una generazione all’altra come un’eco persistente.
Un romanzo profondo che esplora in modo poetico e niente affatto banale temi complessi: non è assolutamente una lettura leggera, “di evasione”, ma lo consiglio vivamente a tutti quelli che siano disposti a lasciarsi coinvolgere in un viaggio nella storia e nelle tradizioni di un popolo lontano, che tuttavia richiama da vicino temi che appartengono anche alla nostra storia e alla nostra cultura.
Recensione di Cristina Quochi


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