METÀ DI UN SOLE GIALLO Chimamanda Ngozi Adichie

METÀ DI UN SOLE GIALLO, di Chimamanda Ngozi Adichie (Einaudi)

 

“Il mondo taceva mentre noi morivamo”, queste parole si sono conficcate nel mio cervello e nel mio cuore. Ho pensato a lungo ed altre parole mi sono tornate in mente, quel “…meditate che questo è stato…”, Primo Levi nel suo Se questo è un uomo. La memoria, nonostante tutto l’uomo perde la memoria.

Conoscevo poco la storia del piccolo Biafra, regione a sud est della Nigeria, che all’inizio degli anni ’60 tentò di rendersi indipendente, ma la nascita di un nuovo sole durò molto poco e tutto finì soffocato nel sangue di una guerra atroce. Avrò avuto all’ incirca dieci anni e l’unica cosa che ricordo sono le immagini di bambini scheletrici, con la pancia gonfia, dal colorito grigiastro e dai corpicini coperti dalle mosche. Immagini che venivano usate dai nostri genitori contro di noi quando noi, bambini fortunati, non volevamo mangiare.

Tutto poi è stato dimenticato, l’Europa ha dimenticato, il Mondo ha dimenticato!

In questo libro che è in parte romanzo e in parte storia, attraverso la vita dei protagonisti, noi viviamo la loro vita prima e dopo la guerra.

Un libro stupendo, scritto in modo meraviglioso, personaggi ben descritti e tutti sono in primo piano, nessuno è lasciato indietro dalla scrittrice.

Così conosciamo Olanna e Odenigbo, professori all’ Università di Nsukka, assistiamo alle cene con i loro amici dove si discute del futuro del Paese.

Ugwo, il loro giovane “servitore” ma anche il “buon amico”.

Kainene sorella gemella di Olanna, ma che non le somiglia per niente, soprattutto nel modo di affrontare il mondo, e Richard il suo compagno.

E tanti altri ancora.

Vorrei che questo libro lo leggessero i ragazzi a scuola, come ho scritto all’ inizio, non esito ad affiancarlo a Se questo è un uomo di Primo Levi e, siccome sono convinta che i libri sono legati, e che uno tiri l’altro, aggiungo anche:

Ogni mattina a Jenin di Susan Abulhawa il cui argomento è il conflitto israelo-palestinese.

“Agha ajoka” letteralmente “La guerra è una gran brutta cosa”
Tu tacevi mentre noi morivamo?
Nel 68 hai visto le fotografie
Di bambini dai capelli arrugginiti
Che cadevano a ciocche nella polvere,
Come foglie da alberi appassiti?
Immagina braccia secche come ramoscelli
E pance gonfie come dei palloni;
Kwashiorkor lo chiamava lo scienziato,
Parola brutta, ma non quanto il peccato.
Non occorreva sforzarsi con la fantasia,
Sulle pagine di LIFE c’erano le fotografie.
Le hai viste? Ti sei commosso un istante?
Prima di abbracciare tua moglie, la tua amante?
Avevano sulla pelle la tinta del tè annacquato
Ragnatele di vene e fragili ossa aguzze,
Bambini nudi, che ridono, come se poi quel signore
Non se ne andasse via solo, con le foto del dolore.
(da La metà di un sole giallo, pag. 472)

Recensione di Sebastiana Cavasino 

METÀ DI UN SOLE GIALLO Chimamanda Ngozi Adichie

Ngozi Adichie
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