MARGHERITA SARFATTI Rachele Ferrario

MARGHERITA SARFATTI, di Rachele Ferrario (Mondadori)

Amo le biografie femminili. Mi piace conoscere la vita delle donne, i dettagli delle loro storie che si intersecano con la storia del loro tempo. Margherita vive a cavallo dell’ottocento e del novecento, assiste alle due guerre ,ai fermenti culturali delle avanguardie di inizio secolo di cui si fa promotrice. È una donna ricca, colta, ironica, affascinante ed emancipata. Viaggia, si confronta con i grandi intellettuali del suo tempo, eccellente critica d’arte ,mecenate di artisti eccezionali come Boccioni, Sironi, Marinetti.

Conosce Mussolini quando lui non è ancora il duce, è colpita dalla sua istrionica intelligenza e ne diventa l’amante. Margherita lo ama, lo sostiene, lo ispira, lo incoraggia. Cerca di salvarlo dalla scellerata alleanza con Hitler ma lui è già nel pieno delirio di onnipotenza e la allontana, ormai innamorato della giovane e meno impegnativa Claretta. È una storia intensa quella di Margherita. Donna dalle grandi passioni, viaggia tra i vari continenti, promuove la cultura e l’arte, vive grandi amori ma anche il fortissimo dolore della perdita del figlio diciassettenne nelle trincee della grande guerra.

Margherita è costretta a fuggire perché ebrea e ormai ingombrante per il duce che ne è quasi imbarazzato. Tornerà in Italia a guerra finita. Chiederà di essere accompagnata a piazzale Loreto dove l’uomo che ha amato è stato ucciso e oltraggiato. Troppo compromessa dai suoi rapporti con il fascismo vivrà i suoi ultimi anni defilata, nella sua casa in campagna mantenendo rapporti epistolari con i suoi amici intellettuali

Quanto sono belle le vite delle donne che ci hanno preceduto, che hanno vissuto consapevolmente la loro vita pagando sulla loro pelle tutto. Errori, amori sbagliati, dolori, scelte avventate o coraggiose. La storia è quasi sempre raccontata al maschile ma le donne, sempre un passo indietro ,sempre nell’ombra, hanno invece segnato momenti importanti. Leggerne la vita è come un riscattarle dalla dimenticanza collettiva. Tutti ricordano Mussolini, molti di meno la Sarfatti

Recensione di Rossana Pescatore

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