L’ULTIMA ESTATE DI UN UOMO PERBENE, di Carmelo Sardo (Zolfo – giugno 2026)

“L’ultima estate di un uomo perbene” è un’opera di straordinaria intensità. Attraverso una scrittura limpida e profondamente partecipe, Carmelo Sardo strappa all’oblio la vicenda di Giuseppe Tragna, trasformando il ricordo di una vita spezzata in una testimonianza civile necessaria e struggente. Racconta il sacrificio di un direttore di banca ad Agrigento, un lavoratore, un padre e un marito che muore per il più chiaro e rivoluzionario dei motivi: essere una persona perbene. Quando scopre nei suoi registri contabili ombre sinistre e assegni trafugati, Tragna non si volta dall’altra parte ma fa il proprio dovere, segnalando le anomalie. Un atto di onestà che, in un contesto dominato dall’opacità mafiosa, diventa una sfida intollerabile per un potere invisibile e feroce.
Il 18 luglio 1990 colpi di pistola interrompono la sua esistenza, freddato sotto casa a un soffio dal calore dei suoi cari. L’illustre autore cattura in uno straziante fotogramma quei drammatici istanti: il grido della moglie Mariella che “squarcia l’estate” e segna uno strappo irreversibile nel tessuto del tempo, dividendo per sempre la vita tra un prima, fatto di sogni, di normalità e di abbracci, e un dopo fatto di un vuoto immenso e gelido.
La crudeltà del sistema non si ferma, prosegue con il tentativo di uccidere Giuseppe Tragna una seconda volta, attraverso la strategia del fango. Subito dopo l’omicidio si diffondono calunnie e falsi moventi, innescando quel perverso tarlo del dubbio che serve a proteggere i colpevoli e a isolare i vivi.
Dinanzi al glaciale “disinteresse delle istituzioni” e al “disincanto della gente”, la famiglia Tragna rifiuta la resa. Custodi di una ferita insanabile, moglie e figli combattono la congiura del silenzio con una fermezza stoica, animati da un’instancabile sete di giustizia, fino a quando il Ministero dell’Interno, molti anni dopo, riconosce ufficialmente Giuseppe Tragna come vittima dei reati di tipo mafioso, ponendo fine a decenni di oblio e calunnie. Una riparazione tardiva, che restituisce la purezza di quel nome alla memoria collettiva.
Leggere questo libro è un atto di civiltà irrinunciabile contro l’indifferenza, un cammino condiviso che dimostra come l’onestà dei gesti quotidiani sia il vero antidoto all’oscurità delle mafie.
La scelta di Giuseppe Tragna richiama, profondamente, il pensiero di Immanuel Kant sull’importanza del dovere morale: quel faro interiore che ci impone di fare la cosa giusta semplicemente perché è giusta, senza calcoli o paure. Queste pagine ci offrono un esempio limpido da consegnare alle nuove generazioni, perché resti impresso che la legalità non cammina sulle spalle di eroi irraggiungibili, ma sui passi di persone comuni che hanno scelto il rigore etico come sola bussola della propria esistenza.
Recensione di Adriana Sardo (solamente omonima dell’autore)


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