L’OSCURITÀ SU PARIGI Jean‑Christophe Grangé

L’OSCURITÀ SU PARIGI, di Jean‑Christophe Grangé (Garzanti – giugno 2026)

L’oscurità su Parigi è l’ennesima conferma della maestria di Jean‑Christophe Grangé, autore che da anni domina il noir francese con una scrittura febbrile, sensuale, ossessiva. In questo romanzo ci trascina negli anni Novanta, quando la piaga dell’AIDS non è solo una malattia ma una ferita culturale, sociale, emotiva. Parigi — la capitale libertina per eccellenza — diventa il palcoscenico di un’angoscia collettiva che serpeggia tra club privati, piste da ballo saturate di discomusic, camere oscure dove il desiderio si mescola alla paura.

Grangé non racconta solo un’epoca: la fa respirare. Le strade della città sono intrise di un presentimento, un tremore che attraversa la comunità omosessuale parigina mentre un nuovo “flagello di Dio” sembra colpire in modo selettivo e crudele. In questo clima di allarme e disillusione si muovono personaggi che incarnano le contraddizioni del tempo.

Daniel Ségur, medico dell’ospedale Arthur‑Vernès, è il cuore pulsante del romanzo: cura i malati di malattie sessualmente trasmissibili con una dedizione che sfiora la fratellanza, li accompagna come fossero figli, li ascolta, li protegge. È un uomo che vive la sofferenza degli altri come una missione.

Accanto a lui si staglia Patrick Swift, ispettore tormentato, fragile nella sua sessualità, ma caparbio, determinato, quasi feroce nel cercare la verità. È un personaggio grangiano al cento per cento: pieno di contrasti, di ombre, di ferite che non si rimarginano.

A completare il quadro ci sono Federico Garzón, giovane cileno arrivato a Parigi per vivere la propria libertà sessuale, e Heidi Berck, ragazza intelligente, libera, complice di Federico in piccoli ricatti che sembrano innocui finché la notte non si tinge di sangue.

Perché la città è attraversata da una serie di omicidi: uomini omosessuali, tutti legati in qualche modo a Federico, il primo a cui viene diagnosticato l’AIDS. Le indagini diventano una discesa in un mondo dove eros e morte si sfiorano, dove la paura del contagio si intreccia con la paura dell’altro, dove la libertà sessuale si trasforma in un territorio minato.

Grangé costruisce un noir oscuro, viscerale, come suggerisce il titolo. Le atmosfere sono dense, notturne, quasi febbrili: una Parigi disillusa, che balla e si perde mentre qualcosa di terribile cresce nell’ombra. Il romanzo è una spirale che cattura, un viaggio nelle notti brave dei libertini, dove ogni passo può essere l’ultimo.

Un’opera potente, che non si limita a raccontare un’indagine ma restituisce un’epoca, una paura, una comunità ferita. Grangé dimostra ancora una volta di saper trasformare il noir in una lente che ingrandisce l’animo umano, le sue fragilità, i suoi abissi.

Recensione di Paolo Pizzimenti

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