L’ORTO DI UN PERDIGIORNO, di Pia Pera (Ponte alle Grazie – febbraio 2026)

Quando eravamo piccoli, io e mio fratello trascorrevamo interi pomeriggi nell’orto che, senza troppe pretese, chiamavamo “giardino”. Ci andavamo insieme alla nonna o alla zia che condividevano quel piccolo fazzoletto di terra dai confini ben definiti: di qua è tuo, di là è mio. Il nespolo, il fico e il limone quattro stagioni erano di entrambe, a nessuna delle due era mai passato in testa di dividersi i rami. Anche la gebbia era di entrambe, così come le rose e le piante aromatiche. L’agapanto era della zia; il gallinaio della nonna… Ma questa, lo sapete, è un’altra storia…
Mi è piaciuto il senso di pienezza e di pace che è stato capace di trasmettermi questo “L’orto di un perdigiorno”. È il racconto di quando Pia Pera si è trasferita in campagna e lì ha dovuto fare i conti con qualcosa di nuovo, che non aveva mai sperimentato prima: come ci si prende cura delle piante. Un’avventura che la porterà a scoprire la terra fino a scoprire una forma di felicità che non aveva mai conosciuto. È piacevole intrattenersi sulle pagine in cui spiega con cura esattamente come prendersi cura di piante e ortaggi. Non è un manuale di giardinaggio, sono pagine preziose che raccontano di un legame. Sarà che adoro l’orto, io l’ho trovato molto molto bello!
Recensione di Erika Polimeni


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