L’ODORE DEL LUPO, di Maria Pacifico (Ponte alle Grazie – gennaio 2026)

Quel nauseante odore di lupo… E non del lupo animale, verso il quale nutro affetto e simpatia, ma del lupo schifoso che, nelle vesti di persona rispettabile, amico di famiglia, molesta una bambina. La scrittrice Maria Pacifico, con questo suo romanzo d’ esordio, si occupa di una tematica particolarmente difficile e dolorosa: la pedofilia. Quella perversione che provoca, nel minore che la subisce, un trauma da cui difficilmente si guarisce e che condizionerà negativamente l’ intera sua vita. Il lupo cattivo; il topo-lupo; lo zio del lago; apparentemente un uomo di cui fidarsi; che merita rispetto… La bambina aveva undici anni al primo incontro; resta ammutolita; non sa che fare; non sa se deve dirlo; a chi dirlo… Non lo dice; si tiene tutto dentro ; un dolore immenso; vergogna; sensi di colpa. Come può fare una bambina a gestire tutto quel dolore? Nascondersi… Per perdersi nelle sue paure. Ma non finisce ! Il topo-lupo gode della piena fiducia dei genitori e va e viene da casa sua… E lei, zitta! Un dolore che cresce sempre di più e di cui nessuno si accorge…E comincia a cambiare: sempre sui libri; parla poco; chiusa in se stessa; non ha amiche o amici. La mamma non chiede ; la considera antipatica, orgogliosa, superba… È autonoma, dice la mamma, e non capisce quanto quella figlia vorrebbe le sue cure…
Ma deve farsi forza; non le piace apparire diversa… Finalmente si fa un’ amica e l’ amica la porta in oratorio, dove conoscerà altri ragazzi e ragazze… E forse un primo amore… Si sta facendo grande quella bambina e quando capisce che l’ attenzione del lupo si è rivolta verso la sorellina, allora, solo allora, accenna del problema alla mamma . Il lupo torna nella sua tana e non insidia più… Ma non sparisce il dolore che ha provocato, sempre più insopportabile. ” Chi ti ha fatto del male? ” Le chiede un dottore dal quale la madre la conduce. Chi mi ha fatto del male? Un’ amica; un amico; un amore; una professoressa che mi riteneva bravissima, ma non era capace di leggere tra le righe… Mia madre, che non ha mai capito il mio dolore e quanto avessi bisogno di lei… Mio padre, uomo di cultura, ma che non ho mai sentito vicino… E tra le pieghe di queste assenze si intrufolava il maledetto lupo… La cura… Aveva bisogno di cure, non di un semplice affetto : ” Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie/ Dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via…” ( La cura ” di F. Battiato). Ci sono genitori che non riescono ad affrontare il male; non chiedono nemmeno giustizia. Forse non hanno creduto alla loro figlia. Forse è più semplice pensare ad una ” esagerazione” e lo zio del lago è una persona perbene che ” accarezza” per affetto…
Adesso quella bambina è adulta. Si è iscritta all’ Università. A proposito, all’ esame di maturità non è stata ” bravissima” ! Meno male, è un buon segno. Forse Silvia si sta liberando dei suoi mostri.
Grazie, Maria Pacifico. Grazie, per aver scritto questo romanzo e per il tuo coraggio!
Recensione di Riccardo Fiscariello


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