Lo Strega a Mari, la mia preferenza a Pierantozzi

Michele Mari ha vinto il Premio Strega 2026 con I convitati di pietra. Una vittoria che non sorprende: era un candidato forte, autorevole, sostenuto da una statura letteraria già molto riconosciuta.
Torno allora su questa lettura, che avevo commentato prima del verdetto. La mia impressione resta la stessa: riconosco l’intelligenza dell’idea, la qualità della scrittura, la forza di un impianto narrativo costruito con grande consapevolezza. Alla fine del liceo, gli ex compagni della III A stringono un patto destinato ad accompagnarli per tutta la vita. Da quel momento il tempo diventa scadenza, gioco crudele, resa dei conti.
La giuria ha valorizzato proprio questo aspetto: la scuola come tempo sospeso, i compagni come presenze che continuano ad abitare le nostre vite, tra amori, malattie, denaro, azzardo. È una lettura che comprendo. Mari sa trasformare una classe in un piccolo teatro dell’esistenza, dove la giovinezza contiene già l’ombra della fine e dove la morte attraversa tutto il romanzo.
Eppure, per me, è rimasta una distanza. Ho ammirato la costruzione più di quanto sia riuscita a partecipare. A tratti ho sentito il peso degli accumuli, delle citazioni, dei dettagli, di una scrittura molto sorvegliata che conferma la statura dell’autore, ma raffredda il coinvolgimento. I personaggi mi sono parsi spesso figure dentro un congegno raffinato, più che presenze capaci di imporsi oltre la pagina.
Avrei preferito che vincesse Lo sbilico. È una lettura meno accessibile, più aspra, più disturbante, e proprio per questo non adatta a tutti. Ma lì ho sentito una necessità più forte: una lingua esposta, precisa, ferita, capace di dare forma a una frattura senza trasformarla in compiacimento.
Mari governa, Pierantozzi attraversa. Forse per me la differenza sta tutta qui.
La vittoria di I convitati di pietra resta comprensibile: è un romanzo ambizioso, colto, riconoscibile, firmato da uno scrittore di grande statura. Ma il Premio Strega, come sempre, dice una parte della storia. L’altra la diciamo noi lettori, con ciò che ci resta dopo la lettura.
Voi che cosa ne pensate? Vittoria meritata per Mari o avreste preferito Lo sbilico?
Di Karin Zaghi


completamente d’accordo, ma penso di averglielo già scritto.