L’INCERTEZZA DEL DOMANI Gian Andrea Cerone

L’INCERTEZZA DEL DOMANI, di Gian Andrea Cerone (Guanda – giugno 2026)

Recensione 1

L’incertezza del domani è uno di quei romanzi che confermano, senza esitazioni, la cifra più autentica di Gian Andrea Cerone: la capacità di intrecciare un’indagine serrata con un’umanità così viva da sembrare respirare tra le pagine. E al centro di tutto, come sempre, c’è lui: Mario Mandelli, commissario meneghino nell’anima, uomo di intelligenza concreta, ironia asciutta e una personalità che non ha bisogno di alzare la voce per imporsi.

Mandelli è il cuore pulsante della squadra, ma questa volta il cuore rischia di fermarsi davvero: l’agguato ai Giardini Montanelli lo lascia in fin di vita, e l’intero romanzo vibra dell’eco di quel colpo. È qui che Cerone mostra la sua mano migliore: la squadra non diventa solo un gruppo di lavoro, ma una famiglia operativa che si stringe, si compatta, si fa scudo.

E che squadra.

Casalegno — arrogante quanto basta per risultare insopportabile, ma dotato di un’intuizione che taglia come un bisturi.

Santosuso — semplice, sì, ma mai sciocco: è la voce genuina, quella che vede ciò che gli altri, troppo impegnati a pensare, rischiano di ignorare.

Marica Ambrosio — romagnola di tempra, “virago” nel senso più nobile del termine, già eroina in un romanzo precedente e qui ancora più solida, più feroce, più vera.

Sono loro a fare quadrato intorno al “Mandelli”, a trasformare la fragilità del loro capo in una ragione in più per non mollare. E Cerone li orchestra con una precisione quasi poetica: ogni scena sembra una piccola coreografia, ogni dialogo un frammento di sceneggiatura cesellato con cura.

Milano, poi, non è solo sfondo: è personaggio. Operosa, elegante, contraddittoria, con i suoi quartieri che cambiano pelle a ogni isolato. Cerone la racconta con l’occhio di chi la conosce davvero: non la Milano da cartolina, ma quella che vive, pulsa, si sporca le mani e poi si rimette in ordine.

Le indagini sono due, e nessuna delle due concede scorciatoie:

quella sull’agguato a Mandelli, che scava nelle ombre di un gesto vigliacco e quasi fatale;

e quella, ancora più inquietante, che ruota attorno a una serie di omicidi legati al mondo dei social e dell’intelligenza artificiale, un territorio dove la visibilità diventa arma e la tecnologia maschera più di quanto riveli.

Il lettore crede di aver capito, a un certo punto. Crede di aver individuato la traiettoria, il colpevole, il movente. Ma Cerone è troppo abile per concedere una soluzione lineare: sposta, ribalta, inganna con eleganza. E quando finalmente tutto si ricompone, lo fa con quella logica ferrea che solo i grandi narratori del noir possiedono.

L’incertezza del domani è un romanzo che coinvolge perché non si limita a raccontare un caso: racconta un gruppo umano, una città, un modo di stare al mondo. E soprattutto racconta la fragilità e la forza di un uomo — Mandelli — che, anche quando è a terra, resta un punto di riferimento.

Cerone firma un’opera matura, intensa, costruita con la precisione di un artigiano e la sensibilità di un poeta della scena.

Recensione di Paolo Pizzimenti

Recensione 2 

“L’incertezza del domani” è un noir ambientato in una Milano contemporanea, scossa da una serie di brutali omicidi. Un misterioso assassino, soprannominato «il Regista», sceglie come bersagli noti influencer e attivisti, trasformando i propri crimini in macabre esibizioni mediatiche per conto di un movimento radicale, il “Movimento Anti Digitale”, un gruppo con ramificazioni profonde, infiltrato anche in ambienti di alto profilo. La narrazione segue le indagini ufficiali dell’Unità di Analisi del Crimine Violento, guidata dal commissario Mandelli, protagonista seriale dei noir di Gian Andrea Cerone, affiancata dai servizi segreti per sventare una minaccia su vasta scala.

L’assassino seriale opera con una precisione coreografica e seleziona le proprie vittime esclusivamente nel mondo degli influencer e dei blogger. La scena con cui si apre il romanzo è appunto l’assassinio di due attiviste di rilievo all’interno del Bosco Verticale. I delitti non sono semplici atti di violenza, ma vere e proprie “macabre performance”, infatti il killer utilizza la rete stessa per pubblicare i video delle sue azioni, sfruttando i canali di comunicazione delle vittime per seminare panico.

La trama, già complessa, si infittisce quando il commissario Mandelli cade vittima di un agguato perpetrato da un altro oscuro personaggio che compare nel testo come «l’Aracnide». Così, mentre la squadra è impegnata sul fronte del “Regista”, un secondo filone investigativo si apre con l’attentato al commissario, che viene colpito da due colpi d’arma da fuoco durante una passeggiata notturna nei giardini Montanelli. L’aggressore rappresenta un’incognita critica: non è chiaro se operi in coordinamento con il “Regista” o se rappresenti una minaccia indipendente.

Sullo sfondo delle vicende, troviamo la città di Milano, descritta come un luogo di forti contrasti, dove l’orrore colpisce l’avveniristico Bosco Verticale e la violenza si nasconde tra i viali storici dove Mandelli è solito passeggiare.

In un clima di suspense crescente e di pressione estrema cui è sottoposta l’Unità, costretta a mobilitare ogni risorsa disponibile, inclusa la collaborazione con i servizi segreti, per evitare che altre “trappole assassine” scattino, la coesione del gruppo diventa l’unico scudo possibile contro il caos seminato dal Regista.

Recensione di Valentina Ferrari

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