Libri a confronto – BLADE RUNNER PHILIP DICK VS – SOLO IL MIMO CANTA AL LIMITARE DEL BOSCO WALTER TEVIS

DUE (TRE) DISTOPIE ROBOTICHE A CONFRONTO:
“BLADE RUNNER (DO THE ANDROIDS DREAM OF ELECTRIC SHEEP?, ediz. italiana del 1996, trad. di Riccardo Duranti)”, di PHILIP DICK
VS
“SOLO IL MIMO CANTA AL LIMITARE DEL BOSCO (MOCKINGBIRD, ediz. italiana del 2024, trad. di Silvia Stefani)”, di WALTER TEVIS

Perché tre? Per il tutt’altro che semplice motivo che ai due libri, il primo del 1968 e il secondo del 1980, nel 1982 si aggiunse il bellissimo film di RIDLEY SCOTT, in cui per la prima volta comparve il titolo BLADE RUNNER. Per evidenziare (e sfruttare) l’ascendenza letteraria del film, l’editore Fanucci, nell’edizione del testo di Dick qui presentata, non solo mise in copertina proprio delle immagini della pellicola, ma ne adottò pure il titolo, al posto del “Il cacciatore di androidi”, o del fedele all’originale “Gli androidi sognano pecore elettriche?”, che invece compaiono in altre edizioni del romanzo.

Anche il libro di Tevis riceve in italiano un profondo intervento sul titolo, in questo caso decisamente migliorativo, al posto del banale nome dell’uccellino (“mockingbird”, in italiano, appunto, “mimo”) dell’originale.

Per parlare del libro di Dick, il confronto con il film è decisamente ingeneroso. Il romanzo fornì al regista giusto lo spunto per un’opera che si rivelò decisamente più intensa e iconica della storia originale. Anche se, in effetti, pure il film fu ampiamente rivisto dal regista, che eliminò il finale speranzoso della prima versione, sostituendolo con quello cupo e angoscioso della “director’s cut”.

Pure del libro di Tevis si prospettano da tempo versioni cinematografiche. Ma per il momento possiamo accontentarci della poeticità struggente del romanzo.

Entrambe, o meglio, tutte e tre le opere restano comunque fondamentali per riflettere sul rapporto tra l’uomo e la macchina, oggi chiamata, molto superficialmente, Intelligenza Artificiale.

L’uccellino che canta al limitare del bosco, anticipa la colomba del meraviglioso androide che, nel film (ma non nel libro), “ha visto cose che voi umani non potreste immaginarvi…”.

I due volatili diventano così il simbolo di un’umanità che, anche interagendo, ormai inevitabilmente, con la sempre più incalzante e ossessiva IA, non dobbiamo perdere.

Di Pasquale Vergara

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