Libri a Confronto: Acido solforico – Stupore e tremori – Amélie Nothomb

Libri a Confronto: Acido solforico – Stupore e tremori, di Amélie Nothomb (Voland)

 

ACIDO SOLFORICO Amélie Nothomb Recensioni e News UnLibro

 

STUPORE E TREMORI Amélie Nothomb recensioni Libri e News

 

Grazie ad una recensione recente per un libro della stessa autrice ho scoperto questa scrittrice, tutto sommato poi non mi è proprio sconosciuta perché mi è venuto in mente che sono andata al cinema, con le mie nipoti, a vedere il film di animazione “La piccola Amélie”, di Maïlys Vallade e Liane-Cho Han Jin Kuang; la scrittrice, di famiglia belga, ha vissuto la prima infanzia in Giappone e come si leggerà in “Stupore e Tremori” ne avrà dei bellissimi ricordi.

La Nothomb in entrambi i libri scrive dei nostri tempi e la loro disfunzionalità:

in “Acido solforico” si entra in un reality show, l’ambiente è una replica perfetta di un campo di concentramento dove non sono previsti superstiti, bambini, vecchi, donne e uomini di tutte le età vengono prelevati senza il loro consenso, i kapó sono tutti sotto i trent’anni e hanno il potere di vita e di morte sui reclusi che vengono sfiniti dal lavoro, picchiati e affamati, il pubblico da casa guarda il reality giorno e notte e più le esecuzioni e i maltrattamenti diventano crudeli il picco di audience si innalza, solo il confronto tra un’unica persona CKZ114 e la Kapó Zedna potrà portare ad una salvezza? Perché CZK114 sa quanto sia importante il proprio nome quando tutti sono identificati da un numero.

“Non è un caso che gli umani abbiano nomi invece che matricole: il nome è la chiave della persona. È lo scatto delicato della sua serratura, quando si vuole aprire la porta. È la musica metallica che rende possibile il dono.”

in “Stupore e tremori” leggiamo di Amélie che, con i romantici ricordi dell’infanzia ricorda il Giappone con affetto e il desiderio di tornarci, viene assunta da un’importante azienda giapponese come interprete, purtroppo ben presto la disillusione è cocente, armata della più buona volontà si da da fare ma questo non è ben visto e scatena un malanimo che sfiora l’odio da parte della sua responsabile giapponese, Mori Fubuki che considerava in principio un’amica, convinta che Amélie voglia prendere il suo posto; le gerarchie sono stringenti, il modo di fare dei giapponesi e uno sbaglio dietro l’altro la porteranno sempre più in basso ma si adatterà perché perdere la faccia in Giappone è il più grande disonore e lei questa soddisfazione ai suoi capi, specie a Fubuki, non la vuol dare.

 

Di Daniela De Vescovi

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