LE STREGHE NON DORMONO Alice Bassoli

LE STREGHE NON DORMONO, di Alice Bassoli (Corbaccio – febbraio 2025)

Recensione 1

Paolo, un ragazzino di dodici anni, va a giocare con gli amici Alessandro, Filippo e la sorella di quest’ultimo Maddalena (affetta di ritardo mentale) nel fienile vicino alla casa diroccata della famiglia Morosini, sfidando la furia del violento proprietario Luigi e della moglie Elvira, dipinta da tutti come una strega nonostante le donne del paese ricorrano spesso a lei per farsi leggere i tarocchi.


Durante una partita a nascondino il dodicenne rimane privo di sensi e con una profonda ferita alla testa: nessuno sa cosa gli sia successo ma la reazione è quasi unanime e il dito accusatorio di tutti punta minaccioso verso Luigi Morosini.


Mentre Paolo è in coma orde di giornalisti invadono il paese e circondano la casa del sospettato, tra questi il cronista Pietro Incantevole che, in parallelo con la polizia, svolgerà la sua personale indagine, che tirerà fuori molte verità e segreti scomodi per diverse persone più o meno coinvolte.


Ci troviamo di fronte a un romanzo dove il vero protagonista è il Male, in tutte le sue sfumature: nessuno dei personaggi principali e del tutto positivo, tutti hanno almeno una zona d’ombra, e nessuno di questi evoca una particolare empatia; in ogni passaggio, ogni gesto e ogni pensiero c’è sempre una traccia di male, di interesse e di cattiveria, anche se mascherata di buone intenzioni.


Il titolo stesso richiama la classica formula utilizzata dai bambini per discolparsi, “è stata la strega”; a indicarci che lungo tutto la lettura il male sarà sempre ben presente


Un testo estremamente scorrevole, per quanto crudele, che ben rappresenta nel suo microcosmo tutti i mali, le contraddizioni e le ipocrisie della nostra società e di come basti un evento drammatico a scatenare gli istinti più bassi e violenti senza che prima si faccia chiarezza sulle dinamiche, senza guardare in faccia a nessuno e puntando spesso e volentieri sui diversi e sugli emarginati.


Un bella scoperta, dunque, molto più profonda e densa di contenuti di quel che si potrebbe immaginare.

Recensione di Enrico Spinelli

Recensione 2

Quando ho conosciuto di persona questa autrice, mai mi sarei aspettata quello che poi ho letto nei suoi libri.

Una persona solare, sorridente e piena di energia.

Mi sono immediatamente immaginata una narrativa leggera, ironica e positiva…

E invece, già dal primo libro, lei ci ha accompagnati in un mondo totalmente diverso.

Con una onestà disarmante ci ha presentato personaggi e luoghi puntando alle zone oscure, che di solito tutti volutamente ignoriamo.

Questo secondo romanzo dell’autrice è un noir vero e proprio.

Non c’è luce da nessuna parte.

Dobbiamo abituarci al buio e alla tensione emotiva, perché ce n’è in abbondanza in ogni sua pagina.

Partiamo dall’ambientazione.

Prendo in prestito le parole dell’autrice che mi paiono una perfetta descrizione.

“La golena: un luogo senza tempo, una terra fertile tra il Po e l’argine che salva dalle inondazioni, ma che in inverno si trasforma in un luogo di nebbie, misterioso e avvolgente”.

La vicenda si svolge in un paesino golenale chiamato Fossanera, che, a differenza di quanto ci aspetteremmo, non fa parte dei “borghi più belli d’Italia” anzi!

Un luogo grigio, fatto prevalentemente di nebbie e ombre.

Un fienile diroccato, che affascina un gruppo di ragazzini.

Il preludio giusto per un horror. La tensione cresce anche se ancora non è successo nulla.

I protagonisti sono ragazzini adolescenti.

Non sono i figli della “famiglia del Mulino Bianco”, tutt’altro!

Il lettore non prova empatia, ma immediatamente capisce che tutto ci potremmo aspettare tranne che un lieto fine.

Nemmeno i genitori, protagonisti collaterali della vicenda, sono perfetti.

Tra le mura di queste case si nasconde (nemmeno troppo) la discordia, il tradimento, il dolore, le difficoltà.

Ovviamente, quando succede un fatto increscioso in un piccolo paesino di provincia, la stampa locale manda i suoi sciacalli a cercare di saperne di più.

Il nostro giornalista qui si chiama Pietro Incantevole, ma di incantevole non ha proprio nulla.

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Si muove in un universo di mediocrità dal quale vorrebbe in qualche modo emergere e farsi notare, cosa che a volte porta a calpestare indistintamente ogni cosa e persona.

Tutto ruota attorno al fienile, abitato da una famiglia disagiata, che, come nella più classica delle storie, viene incolpata di ciò che di “strano” avviene nei dintorni.

Un marito attaccabrighe, una moglie che legge i tarocchi, comunemente definita “strega”, una figlia con una cattiva fama e un figlio che fa il meccanico.

Non proprio un ritratto edificante, ma nessuno in questo libro ne ha uno.

In paese abita anche la l’assistente sociale “di turno” che ha avuto a che fare con la famiglia disagiata e che sa che nonostante tutto, non farebbero male a nessuno.

Nel paese c’è la scuola, frequentata da tutti i ragazzi, che ha la sua bidella chiacchierona che sa tutto di tutti.

Un lugubre quadro completo… il nero si trova in ogni anfratto di case ed esistenze.

Protagonista principale? Ne ho individuati due: l’odio e la maldicenza.

Se prendiamo un fatto, anche molto semplice, e lo condiamo di odio e malelingue, diventa un efferato delitto, anche se non ci sono morti.

Il cuore del paese ribolle di odio, di pregiudizi, di tradimenti, di risentimenti.

Sembra come se la nebbia avvolga totalmente gli abitanti avvelenandoli di aria viziata di odio.

C’è un ragazzino che finisce in coma. Solo lui potrà raccontare chi è stato, quando e se si sveglierà, ma scopriremo che ogni abitante del paese ha una sua idea sul colpevole…

Magari ci si fermasse alle idee.

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La cattiveria viene vomitata pagina dopo pagina fino alla fine… fino all’epilogo che non mi azzarderei per nulla al mondo nemmeno ad accennare.

Il tutto raccontato con uno stile pulito, asciutto, senza fronzoli.

Il ritmo sale di pagina in pagina senza particolari espedienti, in maniera molto naturale.

E’ il contenuto delle pagine a fare da direttore d’orchestra guidando il lettore tra l’andante e il veloce, tra il forte e il sussurrato.

Pagine che trasudano di attualità: dal tema della disabilità, alla dipendenza dai social, all’emarginazione, combinati tra loro con un preciso equilibrio, senza andare a prevaricare sulla vicenda pur essendone pilastri portanti.

Un noir davvero coi fiocchi, che ho amato molto, soprattutto per la plasticità e veridicità dei personaggi.

Recensione di Rita Annecchino

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