LE ORE PICCOLE, di Mathilde Henzelin (NN Editore – marzo 2026)

Nel suo romanzo d’esordio, Mathilde Henzelin dipinge un ritratto straordinario e lucido di una giovinezza frammentata. Seguiamo cinque anni cruciali (dai 25 ai 30) della vita della protagonista, Victoire, in un viaggio intimo ed emotivo che si snoda tra le notti berlinesi e quelle parigine e tra relazioni complesse e delusioni affettive.
La prima parte del romanzo ci immerge in una Berlino vissuta come un immenso parco divertimenti dell’oblio. Qui, la festa, la musica elettronica e i paradisi artificiali diventano l’antidoto perfetto per fuggire dalla realtà. Il fine settimana si trasforma in un’illusione vibrante per dimenticare il tempo che scorre e quell’insormontabile muro che è l’età adulta con le sue intrinseche responsabilità. A fare da contraltare c’è la cruda realtà del lunedì e di un lavoro alienante e senza prospettive, in cui Victoire recita la parte della giovane donna integrata per mascherare la noia e il grigiore della routine.
Tuttavia, l’opera si rivela ben presto infinitamente più profonda di una semplice cronaca di eccessi giovanili. Nonostante la mente a tratti intorpidita dalle sostanze, la protagonista possiede una lucidità affilata come un rasoio. Attraverso i suoi occhi, l’autrice esplora le paure di una generazione disillusa, che lotta per trovare il proprio posto in una società alla deriva e dominata dal consumismo. È il ritratto di giovani terrorizzati dall’avvenire, orfani dell’ottimismo dei decenni passati e schiacciati dall’ansia per un domani incerto che spegne le prospettive e fa risuonare la melodia del “No Future”.
Lo stile di scrittura è fluido, estremamente curato e intriso di una profonda, e talvolta amara, verità sull’amore e sui comportamenti umani. La narrazione accompagna Victoire nel suo ritorno a Parigi e nei suoi tentativi di costruire legami stabili, mostrando tutta la fatica di trovare radici in un mondo votato all’effimero.
Eppure, dal baratro di questa odissea emotiva, emerge un potente desiderio di rinascita. Il romanzo si eleva raccontando la volontà di crescere, di assumersi le proprie responsabilità, di allontanarsi da ciò che ferisce corpo e mente, e di imparare finalmente ad amarsi. È il trionfo della luce naturale sui riflettori artificiali dei club: la preziosa consapevolezza che si può dare un senso alla propria esistenza e godere della vita anche quando smette di essere una serie di spettacolari fuochi d’artificio. Una lettura intensa, che invita alla riflessione e che merita assolutamente di essere scoperta.
Recensione di Moreno Migliorati


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