LE LUNGHE OMBRE FREDDE Eraldo Baldini

LE LUNGHE OMBRE FREDDE, di Eraldo Baldini (Rizzoli)

“Il vento che mi mancava e di cui avrei voluto sentire la carezza o la sferza era piuttosto un altro: quello che sulla palude faceva ondeggiare la marea verde delle canne e delle tife; che sorreggeva i falchi veleggianti ad ali spiegate; che increspava gli stagno e gli acquitrini, confondendo e facendo tremolare l’azzurro del cielo che vi si specchiava; che intorno alla mia vecchia casa perduta fischiava e cantava storie senza tempo, udibili bene solo nel silenzio e nel buio. A quel vento avrei potuto cedere il peso che mi gravava sull’anima, certo che avrebbe saputo disperderlo lontano in cento mulinelli di polvere e di foglie, in variopinte tempeste di pollini, in milioni di gocce di pioggia.”

In un paese del ravennate, fuori dal centro abitato, tra le paludi, c’è una casa isolata, umida, certo non confortevole, e lì ha fatto il nido e a suo modo è felice una famiglia: madre, padre, cinque figli e uno zio. Loro la chiamano Fort Apache, per sottolinearne la funzione di difesa, di distanza dal resto, dal borgo e dai suoi abitanti, che dal canto loro li chiamano “i tedeschi”, non senza una nota di diffidenza nella voce. È stata Birgit a decidere di andare a vivere lì, alla fine della guerra. Lei e Fausto si erano conosciuti e innamorati a Mauthausen, lui soldato italiano deportato dopo l’8 settembre del 1943, lei prigioniera politica tedesca. All’indomani della liberazione da parte degli americani avevano deciso di sposarsi e tornare a vivere nel paese natale di Fausto, in Romagna, anche perché Birgit non voleva saperne più niente della Germania.

Certo l’orrore del campo lì ha segnati, soprattutto Birgit, che non parla mai del suo passato, della sua famiglia di origine, del suo paese, evita il più possibile i contatti umani, come se si nascondesse.

E se fosse così? Se Birgit non fosse chi dice di essere, se le sue reticenze fossero in realtà tentativi di cancellare un passato oscuro?

Sarà una tragedia improvvisa, causata dalla piena del fiume, a riportare a galla dal fondo melmoso, proprio come quello delle paludi, una verità incredibile seppellita nel passato; che, come scriveva Emily Dickinson, è una curiosa creatura le cui munizioni arrugginite possono ancora uccidere

Recensione di Azzurra Carletti

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