L’AVVELENATRICE DI UOMINI, di Cathryn Kemp (Nord – febbraio 2025)

Cathryn Kemp è un autrice di bestseller e “L’avvelenatrice di uomini” è il suo esordio nella narrativa storica. Un bel esordio, un romanzo a tratti crudo e angosciante. Le descrizioni sono talmente accurate che sembra di sentire i profumi delle erbe che vengono triturate o il lezzo dei vicoli.
La protagonista è Giulia Tofana passata alla leggenda per aver avvelenato migliaia di uomini tra Palermo, Napoli e Roma.
Giulia è la figlia di Teofania d’Adamo. Non sa chi è suo padre, perché sua madre è un ex cortigiana, che dopo il matrimonio con Francesco lascia il servizio dei nobili a Madrid nei palazzi di re Filippo e si trasferisce a Palermo.
Qui Teofania, una donna bellissima, intelligente e coraggiosa non si tira indietro quando sente di donne che sono obbligate a vivere in matrimoni imposti, che vengono maltrattate, picchiate, dove nessuno le può aiutare perché è l’uomo che comanda e solo l’uomo può decidere il loro futuro. Lei può aiutarle perché ha inventato l’Acqua, un veleno incolore, inodore e insapore, capace di portare alla morte il malcapitato in pochissimo tempo. A Giulia insegnerà come le erbe possono aiutare le persone, come preparare i vari rimedi e specialmente come preparare l’Acqua.
“Una goccia alla volta. Solo una, poi un altra la settimana dopo, e nel giro di un mese non avrete più di che preoccuparvi”.
Queste sono le parole che diceva Teofania e Giulia ripete le stesse parole quando consegna la caraffina di Acqua, e come sua madre non prende nessun compenso, perché, si paga con il segreto, la solidarietà tra donne, tra amiche non ha prezzo.
Il libro si divide in due parti. La prima, quella dell’adolescenza a Palermo, con la madre, tra il 1632 e il 1633. La seconda, ventitré anni dopo, della sua vita a Roma con la figlia Girolama e con le tre donne che fino all’ultimo l’aiuteranno e la protegeranno.
A Roma dovranno sfuggire agli inquisitori, in cerca di eretici e streghe, inviati da papa Alessandro VII, perché anche se in quel periodo c’è la peste le morti di tutti questi uomini è sospetta.
Giovanna, la sordida Strega. Graziosa, l’inffida fattucchiera. Maria, la tentatrice. Girolama, la sgualdrina del diavolo. E Giulia, conosciuta come l’avvelenatrice di uomini, o l’Angelo della morte, o la Siciliana.
Ma queste donne sono guaritrici, esperte erboriste, conoscono i rimedi naturali per vari malanni e la cosmesi. Non sono devote al diavolo ma non credono nella chiesa. Credono agli spiriti della terra, del mare e nella speranza che ogni giorno le fa andare avanti.
Giulia all’epoca è stata un eroina, una salvatrice per tante donne.
Recensione di Giampa Ale Milia


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