LATTE GUASTO Valentina Santini

LATTE GUASTO, di Valentina Santini (Voland – settembre 2025)

 



Quanto è difficile parlare di questo libro, soprattutto perché non posso e non voglio dire neanche una parola sulla trama, quella va scoperta piano piano, rigo per rigo, frase per frase, parola per parola, comprese quelle mancanti, quelle interrotte, quelle non dette (e non metaforicamente).

Posso dirvi però che è un romanzo bellissimo, denso, che turba, che usa poche parole per lasciare spazio a molte emozioni, un piccolo scrigno da aprire solo se si ha voglia di precipitare in una storia che non lascia molto scampo, non se ne esce completamente illesi.
La frammentazione della scrittura segue il vorticare dei pensieri della protagonista e ci sembrerà di sentirla parlare, sentirla chiamare sua madre, ci sembrerà di sentirla gridare e chiedere aiuto.
Ci sembrerà, appunto.

In realtà questa storia ci dimostra che le parole non servono, soprattutto perché troppo spesso vengono usate male, per ferire o per intendere qualcosa di diverso dal loro reale significato.
Le parole, soprattutto quelle degli adulti, sono una truffa, un inganno, sono l’emblema dell’ipocrisia, della contraddizione, della maldicenza, e allora perché continuare a pronunciarle?
Meglio stare zitti, meglio tacere per sempre e vivere solo attraverso il corpo, la mente, gli sguardi, il cuore.
Meglio scrivere, in fondo è un po’ come tirare fuori tutto quello che si ha dentro, tutte le parole che si vorrebbero urlare.
Meglio spogliare la vita di questi orpelli sonori che la avvolgono e arrivare dritto al suo nucleo, un luogo triste, oscuro e disincantato che giudica tutto e non ha pietà per nessuno.
Ma lo sappiamo tutti quanto rumore può fare il silenzio, quanto può essere assordante, quanto spazio può occupare… tanto da non lasciarne più per nient’altro, ed ecco che il silenzio si espande e finisce per avvolgere anche le emozioni, anestetizzandole.

É una storia di crepe, attraverso le quali fluiscono le cose che non si possono dire.

É densa la scrittura della Santini, è asciutta, feroce, è pura, essenziale, ed è l’unica possibile per raccontare una storia così, una storia guasta, la storia di chi perde la propria voce per non perdere se stesso, la storia di chi si sente inadeguato, ma trova il coraggio di manifestare tutta la propria inadeguatezza.
E solo in questo modo, estremo e doloroso, riuscirà a trovare la sua vera voce, quella autentica, che non necessariamente passa attraverso il linguaggio verbale.

Questo libro è una perla.
É proprio come una perla è il risultato di un processo di difesa contro qualcosa che fa male.

 

Recensione di Antonella Russi

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