L’Adalgisa Carlo Emilio Gadda

L’Adalgisa, di Carlo Emilio Gadda (Adelphi)

 

 

10 racconti, senza un inizio né una fine, semplicemente istantanee di vite milanesi, bozzetti, frammenti di un’idea, un progetto ambizioso di uno degli artisti più creativi e innovativi che abbia mai letto.

Tanti pezzi di puzzle mescolati, impossibile venirne a capo. Ma Gadda mi ha raccontato attraverso il Pasticciaccio e la Cognizione, che non c’è un capo, non può esistere una fine, tutto è un intricato groviglio, un fitto gnommero. E allora mi sono semplicemente beata della sua meravigliosa scrittura, della sua immensa e inesauribile conoscenza in tutti gli ambiti del sapere.

Un elenco di famiglie della Milano bene, una società colta nel momento prossimo allo scoppio della prima Guerra mondiale, tragedia non ancora avvertita ma ormai sovrastante, oppure nell’immediato dopoguerra.

Capifamiglia impettiti, dame particolarmente pronte al pettegolezzo e a far impazzire i commessi dei negozi chic, uno specchio dietro al quale c’è ipocrisia, volgarità e stupidità.

Gadda tratteggia con ironia impietosa una borghesia gretta e bigotta.

Ma Milano è fatta anche di “povera gente” falsamente condiscendente, che fa buon viso a cattivo gioco solo per sopravvivere e mantenere il posto di lavoro.

Magistrali le descrizioni del mondo brulicante dei mestieri: facchini, garzoni, salumai, lavandaie, pollivendoli, bigliettai.

Tra tutto questo c’è lei… l’Adalgisa, vedova del ragionier Carlo Biandronni, donna del popolo, orfana che è riuscita a diventare cantate lirica e a far un buon matrimonio. Tenace, colorata, rotondetta, divertente, che gioca a fare la signora.

E anche in questa raccolta, una città è a tutti gli effetti protagonista…Milano, descritta con malinconia e tenerezza anche attraverso il dialetto milanese.

Un testo complesso, una lettura impegnativa, a tratti anche divertente, ma una comicità dal sapore amaro, affascinante quanto spietata.

Semplicemente magistrale!

Buona lettura!

 

Recensione di Cristina Costa

 

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