LA VEDOVA DEL GIOVEDÌ Claudia Pineiro

LA VEDOVA DEL GIOVEDÌ, di Claudia Pineiro (Feltrinelli)

Mi sono procurata questo libro dopo aver letto alcune recensioni su di esso; ero curiosa di conoscere una nuova scrittrice e questo romanzo, che descrive una parte della società argentina degli anni Novanta, fatta di superricchi e delle loro viziate mogli, che vive nel lusso più sfrenato in un prestigioso complesso residenziale alla periferia di Buenos Aires, zona in cui la loro privacy e la loro sicurezza viene garantita da recinzioni e servizi di sorveglianza. Siamo a fine settembre 2001, dopo il crollo delle Torri gemelle in America, ad Altos de la Cascada, un quartiere chiuso con parchi e giardini, campi da tennis e da golf, e scopriamo subito che non tutto è perfetto come potrebbe sembrare: Teresa, una delle mogli, tornando a casa dopo un giovedì sera passato con le altre signore del quartiere – il giovedì delle vedove così dette perché i mariti le lasciano sole per giocare a carte tra di loro – trova morto nella piscina il proprio marito, Tano, assieme ad altri due amici, tutti e tre fulminati da un cavo elettrico.

La voce narrante del romanzo è Mavi, l’unica donna del quartiere che lavora, essendosi improvvisata una specie di agente immobiliare per la vendita delle prestigiose case di Altos de la Cascada, che attraverso tutta una serie di flash back ci descrive le varie coppie che vivono nel quartiere, la loro storia ed i motivi del loro ingresso in questa realtà dorata. E’ vero che la crisi economica dell’inizio degli anni 2000 ha messo in crisi il paese ed ha toccato anche gli abitanti del prestigioso complesso ma l’importante per loro è salvare le apparenze, continuare a fingere ricchezza e benessere, mandando avanti una vita vacua e superficiale.

Insomma un romanzo che di noir ha ben poco ma che è sostanzialmente una denuncia sociale, che disegna un impietoso ritratto della borghesia argentina con una perfetta descrizione dell’ipocrisia e della decadenza che caratterizza la vita di chi vi appartiene, splendidamente descritta da queste frasi: “Le protesi di silicone sono intrusi con possibilità di sopravvivere. Avrebbero resistito alla sepoltura, al corpo che si svuota di carne, alla terra umida, ai vermi. Nella mia tomba un giorno qualcuno troverà due palloncini di silicone. Per quel che sono serviti… E anche nelle tombe di quasi tutte le mie vicine troveranno palloncini di silicone. Mi immaginai il cimitero privato dove sarebbero state sepolte le donne di Altos de la Cascada, disseminato di palloncini di silicone orfani delle loro mammelle, a pochi metri di profondità, sotto il prato impeccabile. Ossa, fango e silicone. E denti. E chiodi.”

Recensione di Ale Fortebraccio

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