LA TRATTORIA DELLE STELLE COMETE Maria Pia Perrino

LA TRATTORIA DELLE STELLE COMETE, di Maria Pia Perrino (Robin Edizioni – marzo 2026)

 

 

 

IO LEGGO DI TUTTO, DAPPERTUTTO E SEMPRE. E TU?

 

Quando le fragilità si aggrappano a un corpo di donna, diventano ossa, muscolo e sangue e nel respiro si trasformano in nuove risorse e gioia di vita

 

Ho letto l’ultimo romanzo di Maria Pia Perrino tutto d’un fiato, in completa ipnosi. Se guardate la copertina non potete non rimanere intrappolati nello sguardo della bambina sola e scalza, con un’espressione disarmante. «Quando sentiamo il bisogno di un abbraccio, dobbiamo correre il rischio di chiederlo»: sono queste le parole di Emily Dickinson riportate sul retro della copertina. Ed è proprio l’implorazione che leggiamo in questi occhi.

«Con indosso una camiciola bianca infilata mezza storta, sotto quasi nuda, in controluce spuntavano le mie gambine magre e le mie braccia smilze.» (p 7) Vestita di niente nei suoi primissimi anni di vita la nostra protagonista Rita conosce la solitudine e la necessità di arrangiarsi da sé. «I miei genitori facevano i contadini nei campi di quella masseria, non c’erano mai.» (p 7) Una condizione comune nell’entroterra del Sud Italia. La povertà dei tanti e la ricchezza dei pochi. Sfruttamento e ignoranza da entrambe le parti. L’incapacità di essere umani nella scelta delle risoluzioni migliori volte a garantire a tutti il minimo indispensabile per vivere come essere umani e non come animali: «l’abbrutimento era il pane quotidiano dei miei genitori, troppo poveri per essere padre e madre come si deve.» (p 12)

Una narrazione cruda e diretta: «venivo su allo stato brado, una piccola selvaggia, privata di ogni socialità, non riuscivo neanche a parlare bene. […] Non avevo alcuna cognizione del tempo, intuivo dal suo [della madre] rientro che era ora di mangiare e dal buio che era ora di dormire» (p 13)

Ma le pagine di questo romanzo non s’incentrano su una denuncia sociale. La nostra protagonista ci porta altrove. Riesce a non soccombere, supera le proprie fragilità, fisiche, psicologiche e mentali. Riesce a costruirsi la sua dignità. L’altrove della narratrice è un altrove caro all’autrice: è quel luogo dove risiedono le potenzialità nascoste di ognunә di noi.  È qui che Maria Pia Perrino con la forza della parola schietta, relativa ai fatti, senza fronzoli e abbellimenti ci porta al grande compimento di questa storia: l’incontro di donne. La loro decisione di unirsi nella vita privata e nell’inventarsi attività per sopravvivere. Senza pregiudizi. Senza giudizi. Senza gerarchie. Semplicemente seguendo il proprio cuore secondo il principio dell’amore, della cura, della solidarietà e della presa in carico dell’altro.

La sorellanza, le donne che scelgono di stare insieme. Bruciando lo stereotipo del matrimonio. Ma chi sono queste donne? Irma è storpia, rimane incinta e affronta la maternità da sola. Teresa è ostetrica, senza affetti, Clelia è una sarta che non ha avuto figli e che si è presa cura di Rita, Melissa è una ragazza madre extracomunitaria: insomma donne giudicate e emarginate dal tessuto sociale di un paesino di campagna povero e ignorante.

Eppure insieme compiono il miracolo. Mettono su una trattoria. La trattoria delle stelle comete da cui prende il titolo il romanzo. Non è un caso. Fare da mangiare per gli altri è un segnale di amore per la comunità. Un’apertura verso l’altro attraverso la cura. Ecco che la cucina diventa una straordinaria metafora della vita e delle relazioni: attingere dalla storia e dalla memoria e trasformare il tutto con gli ingredienti del giorno (e delle stagioni), la quotidianità (cosa c’è nel frigo oggi) e il proprio gusto. Il nuovo che rende appetibile il vecchio. La tradizione che non si perde nell’innovazione.

«Il grande segreto di una buona cucina è conoscere la storia della pietanza che si prepara, per poterla modificare ma mai allontanarla dal suo sapore originario. E poi la fantasia di usare gli ingredienti, imparare come stanno bene insieme i profumi e i sapori, legarli tra loro con un pizzico di magia affidandosi alla propria creatività» (p 148)

Messaggio potente, politico e sociale. Insieme si può. La pluralità fa la forza. E sono le donne che si fanno portatrici di questa importante pratica collettiva. Dove si dissolvono i confini fra povero e ricco, nero e bianco, istruito e non istruito, abile e diversamente abile.

Siamo soggetti nomadi – come insegna Rosi Braidotti[1], vale a dire con un’identità fluida, in transito, capace di attraversare confini, stereotipi, visioni unitarie. Più che un semplice viaggiare geografico, il nomadismo è una postura mentale e politica che attraversa i saperi, reinventando continuamente le genealogie e resistendo alle logiche del potere. Il potenziale creativo risiede nel far diventare le proprie fragilità risorse vitali in grado di creare nuove relazioni e modi di appartenenza. Così nascono le stelle comete.

Una ricetta che Rita s’inventa mescolando tradizione e creatività, voglia di fiaba, di religione, di amore e di condivisione. E spero anch’io un giorno entrare in un bar per fare colazione e vedere in vetrina un sacchetto luccicante colmo di dolciumi con l’etichetta: «Biscotti di Malerba prodotti dalla “trattoria delle stelle comete di Rita, Clelia, Teresa, Irma e Melissa”». (188)

Consiglio di IO LEGGO DI TUTTO, DAPPERTUTTO E SEMPRE. E TU? di Sylvia Zanotto  

[1] filosofa femminista, residente all’estero i cui testi sono stati di recente tradotti in italiano (poiché li aveva scritti in inglese) e pubblicati dalla casa editrice Castelvecchi

 

 

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